Per capire cos’è la malattia denominata vulvodinia, quali sintomi presenta e le cure disponibili, è necessario dire prima cosa non è la vulvodinia. Un piccolo artificio, questo, per sottolineare quanto questa malattia sia ancora sconosciuta e soprattutto difficile diagnosticare. L’influencer e modella milanese Giorgia Soleri, con grande coraggio, ha aperto il sipario su questa malattia della sfera femminile raccontando la sua sofferenza fisica e il suo disagio psicologico provocati da una malattia che può diventare invalidante e dalla frustrazione per non essere capite.
Cos’è la malattia definita vulvodinia
L’unico sintomo riconducibile alla vulvodinia è il dolore. Un dolore, in alcuni casi, così forte da compromettere le normali azioni quotidiane. La vulvodinia non porta, infatti, alterazioni del tessuto come ferite, abrasioni, o altri tipi di lesione; l’unico dettaglio riscontrabile è un rossore della zona interessata (quella della vulva, appunto, la parte esterna della vagina) e per questo motivo si diagnostica per esclusione. Questo significa che il ginecologo, dopo aver eseguito la visita di routine, deve prescrivere tutta una serie di analisi che scongiurino infezioni in corso. Solo allora si può procedere a confermare la diagnosi con un semplice (ma doloroso) test. Parliamo dell’impression test, o più semplicemente, il test del cotton fioc. Si prende un bastoncino con l’estremità cotonata e con questa si toccano diversi punti della vulva fino a stabilire la mappa del dolore, cioè l’estensione della zona interessata dal dolore.
Quali sono le cause
Anche per quanto riguarda l’origine della malattia, ci sono più esclusioni che certezze. Dalle ultime ricerche sappiamo che non è conseguenza di infezioni attive, di una dieta sbagliata o di un’allergia e non è sessualmente trasmissibile. Tra le cause più accreditate sono annoverate ripetute infezioni da candida, traumi chirurgici come episiotomia, biopsia, elettrocauterizzazione. Non sono da scartare un’eccessiva contrazione del pavimento pelvico, rapporti sessuali non consenzienti o in mancanza di lubrificazione, un trauma psicologico. Il capitolo del pavimento pelvico è molto importante poiché in alcuni casi alla vulvodinia è associata anche una neuropatia pelvica (un dolore pelvico cronico). L’aspetto psicologico, inoltre, merita un discorso più approfondito.
Psico-cause e psico-conseguenze
Se un trauma psicologico può essere tra le cause scatenanti di questa malattia, quelle che sono le sue conseguenze psicologiche non sono da sottovalutare. Chi è affetta da questa malattia, come spiegava la stessa Giorgia Soleri, vive uno stato di disagio costante per la difficoltà di vivere serenamente le più semplici fasi della giornata. A questo si aggiunge la frustrazione per non essere compresa nelle proprie difficoltà e nei tempi lunghi utili per vedersi diagnosticare la malattia. Per non parlare delle cure che al momento non esistono. Le terapie finora applicate fanno ricorso a psicofarmaci: antidepressivi e anticonvulsivanti che mirano a ridurre la sensibilità al dolore. In casi urgenti si può applicare una crema anestetica in loco mentre se si accerta un coinvolgimento del pavimento pelvico è consigliata la fisioterapia che tende al rilassamento e al controllo delle contrazioni. Un po’ come per l’endometriosi, ci vuole coraggio per parlare della propria condizione e soprattutto tanta forza per affrontarla ogni giorno.
























