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Far lavorare le donne al pari degli uomini: una spinta per l'intera economia

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Pur avendo superato da un bel po’ le tematiche riguardanti la discriminazione sessuale per gli accessi a posti di lavoro bisogna ammettere che vige ancora una netta disparità fra uomini e donne circa la retribuzione effettiva, le ore lavorate e gli accessi full time. Superare queste piccole scremature che ancora caratterizzano il mondo del lavoro potrebbe comportare una reale crescita economica generalizzata. Certo stiamo parlando della potente America, luogo tecnologicamente, economicamente e socialmente all’avanguardia, luogo che non conosce crisi, a differenza della nostra Patria molto diversa sia per contesto economico che sociale. E’ innegabile che osservare l’America,per l’Italia è come sbirciare nel futuro, poiché sappiamo bene che l’innovazione della sorella americana condiziona un po’ il globale punto di vista italiano, seppur con molti decenni di distanza.
Lo studio americano ci informa che negli USA il tendenziale invecchiamento della popolazione genera un inevitabile calo della produttività, dei salari e dei posti di lavoro, per questo è necessario “attingere” dalla miniera della forza lavoro femminile. Le donne, attualmente, tendono a lavorare meno ore rispetto agli uomini e in settori meno redditizi nonché a retribuzione più bassa, un pò come se la porta del mercato fosse socchiusa, dunque, spalancare totalmente questa porta permetterebbe al Pil di crescere in maniera esponenziale. Autorizzare le donne a lavorare di più, consentire loro l’accesso a settori economici più qualificati e, conseguentemente, più remunerativi e produttivi spingerebbe l’economia. Secondo il rapporto McKinsey se nel 2025 l’America riuscisse a raggiungere la perfetta parità fra uomini e donne sul mercato del lavoro l’economia totale ne ricaverebbe circa 4,3 miliardi di dollari di Pil, un aumento pari al 20%, volendo essere un tantino più realistici la crescita attesa potrebbe essere fra il 10 e il 20%.
Per centrare appieno l’obbiettivo sembra che non servano grandi cose, a parte un cambiamento della mentalità generale, bisognerebbe richiedere alle aziende un piccolo sforzo. Basterebbe investire nella formazione del personale, aumentare le assunzioni così come eliminare le differenze di salario nonché creare ambienti di lavoro più praticabili anche per il gentil sesso. Per quanto concerne la sfera pubblica bisognerebbe creare una serie di accorgimenti per il miglioramento del welfare, strutture di supporto per chi ha figli, più asili nido, più assenze retribuite sia per donne che per uomini per dedicarsi ai figli e alla famiglia e tanti altri strumenti che consentirebbero alle donne e agli uomini di avere più cura della propria famiglia senza che il lavoro ne risenta. 
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