Natale a Napoli fra tradizione e cibo buono

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Il Natale, oltre ad essere una delle feste più importanti per la religione cristiana, è uno degli eventi più suggestivi dell’anno. Fra luci, candele, addobbi, alberi, presepi e più svariate tradizioni, a Napoli, il Natale si trasforma in un vero e proprio rito.

Gli Zampognari                        

A Napoli, si inizia ad assaporare aria natalizia a partire dal giorno dell’Immacolata, 8 Dicembre, quando in città echeggiano i primi suoni delle zampogne. Gli zampognari dalle montagne scendono in città muniti dei loro strumenti per suonare la cosiddetta novena in ogni casa e davanti a ogni presepe per omaggiare l’imminente nascita di Gesù Bambino. La figura dello zampognaro è molto antica e risale a quando i pastori vestiti di montoni scendevano dalle montagne per offrire melodie natalizie in cambio di denaro.

Il presepe

Quando si parla di presepe Napoli rappresenta una vera e propria icona di genere. La costruzione del presepe rappresenta un vero e proprio momento di aggregazione familiare, una tradizione da tramandare ai giovani. In ogni casa partenopea esiste il presepe, una volta l’anno si usa aggiungere una statuina rigorosamente acquistata nel vicolo dei vicoli natalizi di Napoli: San Gregorio Armeno, la strada più famosa di Napoli in cui si possono acquistare presepi e godere dell’arte artigianale presepiale napoletana.

La tradizione del presepe è nata diversi secoli fa, intorno al XIII secolo, quando San Francesco realizzò una rappresentazione della Natività con alcune statuine presso l’eremo di Greccio. Questa usanza, inizialmente rimase tipica dei monasteri e delle chiese, in seguito, intorno al seicento iniziò ad affascinare gli aristocratici del tempo che cominciarono a realizzare personali lavori. Il motivo ovviamente non era soltanto religioso ma rappresentava per i nobili un vero e proprio vanto, tanto, da coinvolgere artisti di ogni genere. Diverse strade iniziarono a diventare centri di esposizione tra cui per l’appunto San Gregorio Armeno.

La Vigilia di Natale

Per il napoletano doc la vigilia di Natale è obbligatorio il gran cenone. A pranzo un pasto veloce a base di pizza con le scarole, immancabile sulle tavole napoletane per poi approdare al cenone vero a proprio, tutto a base di pesce.

Non soffermandoci sugli antipasti che, per la tradizione possono essere scelti liberamente fra le varie proposte, è necessario approdare e concentrarci su alcuni piatti immancabili. Il primo: spaghetti con le vongole, rigorosamente rosati, ossia con il giusto apporto di pomodorini freschi, possibilmente, del classico “piennolo” vesuviano. Antipasto e primi a parte sono tre i veri protagonisti del cenone della vigilia: il baccalà, il capitone e l’insalata di rinforzo, i primi due rigorosamente fritti. L’insalata di rinforzo rappresenta un piatto a base di cavolo bollito arricchito con acciughe salate, papaccelle e verdure sotto aceto e rappresenta l’abbondanza.

Ma perché si mangia il capitone? Sono tante le leggende e le storie che accompagnano il piatto ma la più accreditata sembrerebbe essere quella che collega il capitone al serpente, simbolo del male. Mangiando il capitone i napoletani scacciano via la cattiva sorte preparandosi al meglio per il nuovo anno.

A Natale, invece, immancabile è la minestra maritata ossia un misto di verdure, cicoria, verza, scarole e borragine che si uniscono (si maritano per l’appunto) alla carne in un succoso e saporito brodo. I tagli di carne originariamente utilizzati per questa preparazione sono quasi ormai irreperibili sul mercato, oggi, si predilige per lo più la carne di maiale. Questi piatti sono ovviamente accompagnati da frutta secca (le cosiddette ciociole), candita, dolci e liquori vari ed eventuali.

Il dolce dei dolci

Il dolce natalizio per eccellenza a Napoli è lo struffolo. Ossia palline di pasta fritte e condite con miele, canditi e confettini dolci. Si tratta di un dolce dalle origini decisamente nobili, si narra che le suore preparavano le palline nei conventi per omaggiare i nobili che facevano beneficenza. Sembrerebbe, inoltre, che l’origine sia greca, come testimonierebbe la preparazione dei loukoumades nonché la parola stessa che deriverebbe dal greco stroggulos ossia di forma tondeggiante.

Insomma qualsiasi gusto o preferenza abbiate, potete tranquillamente sbizzarrirvi.

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