PARLIAMO DI GIORNALISMO: PRIMA PAGINA

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In principio fu l’opera teatrale di Ben Hecht nel 1928 a raccontare la storia del condannato a morte Earl Williams  e dei  giornalisti impegnati piuttosto che a riportare i fatti, a raccontare attraverso impressioni  in modo da colpire il pubblico tramite la sempre efficace presa emotiva.  Questa la critica ad una certa stampa che andava per la maggiore già dai suoi primi sviluppi, e portata in scena a Brodway grazie alla penna di Hencht e Charles McArthur.

 Le trasposizioni cinematografiche furono due prima del lavoro di Wilder  del 1974: Lewis Milestone  girò The Front Page  in uscita nel 1931,e di Howard Hawks è La signora del venerdì  uscito nel 1940.

 

Prima Pagina è il secondo film di Wilder  in cui Jack Lemmon e Walter Matthau recitano insieme da protagonisti, un  sodalizio che rappresentò la maggiore fortuna nelle rispettive carriere.  C’era stato nel 1966 Non per soldi...ma per denaro e nel successivo 1982 il trio si riformò con Buddy Buddy .

 

Su una struttura narrativa già collaudata dunque, il film Prima Pagina di Wilder fonda i propri unicità e successo sulle interpretazioni  dei personaggi  e sulla chiave totalmente comica di gag e  profili sopra le righe;  Walter Burns (Matthau), direttore del ‘Chicago Examiner’,  e il suo miglior redattore Hildy Johnson (Lemmon) hanno un rapporto viscerale basato sugli stessi obiettivi di passione e ambizione per il loro mestiere, fin che Hildy non decide di sposare  Peggy (una giovanissima Susan Sarandon) scegliendo una vita più tranquilla e votata all’amore e alla famiglia lontano da Chicago.  Burns non può assolutamente accettarlo e fa di tutto per convincere Hildy ad occuparsi di un ultimo fatto:  la condanna a morte e l’esecuzione del povero Earl Williams (Austin Pendleton) accusato di aver sparato a sangue freddo ad un poliziotto di colore, e soprattutto ritenuto pericoloso per presunti legami con l’associazione anarchico-comunista  ‘Friends of American Liberty’.  Per un precipitare degli eventi i due si ritroveranno a proteggere il condannato fuggito, con l’obiettivo comunque di essere i  primi a raccontare la verità sulla dinamica degli avvenimenti  e soprattutto di denunciare il mal costume all’interno delle istituzioni.

Una critica a tutto spiano e trasversale quella di Prima Pagina, in un contesto storico in cui la paura per il nemico sovietico dall’altra parte del mondo galoppava ormai decisa, e in cui le manovre politiche erano tutte concentrate sull’insabbiamento di episodi scomodi  che contraddicessero le ideologie ufficiali. Il modo di fare giornalismo e il peso decisivo della stampa sul comportamento degli elettori  poi, viene rappresentato come un'altra degenerazione del sistema, come un ulteriore veicolo di poca trasparenza nel gioco di minacce e favori.  

Il tutto condito da momenti di risate e prese in giro che ammorbidiscono il cinico sottotesto.  Divertentissimo ad esempio l’episodio  che scatena un capovolgimento degli eventi nella storia: la seduta psicanalitica del condannato a morte prima dell’esecuzione in cui il rigidamente tedesco dr. Max J. Eggelhofer  sottovaluterà l’efficacia dei suoi metodi freudiani.  


http://www.cinquecolonne.it/cinefago-dialoga-con-l-attualita.html

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