Soviet Soviet

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Il progetto Soviet Soviet nasce sulla costa adriatica di Pesaro nel 2008 ed è formato da Alessandro Costantini (chitarrista), Andrea Giometti (voce/basso) e Alessandro Ferri (batteria). 

Comincia a guadagnare notorità nel 2009 con una manciata di singoli auto-prodotti e un tour di date incessanti, che andrà sempre in crescendo grazie alla loro potente carica dal vivo e all'EP Summer, Jesus datato 2011.

L'immediatezza che caratterizza i live dei soviet soviet sarà poi convertita in studio con un lavoro meticoloso che porterà alla nascita del loro album di debutto, "Fate". Il disco è uscito l'11 Novembre 2013 sull'etichetta americana Felte. 

"Fate" prosegue il percorso sonoro degli ep precedenti, ma risulta più feroce e dimostra una confidenza con il genere post-punk ormai consolidata. La chitarra ha più mordente, il basso ha un tono più profondo e tenebroso,la batteria è costante ed incisiva come sempre. Il singolo -1990-è un esempio calzante di un sound fatto di chitarre taglienti e un basso che fa da motore trainante. Il ritmo entra subito nella testa mentre la voce di Andrea spesso assomiglia a un Gary Numan dal gelido accento italiano. Post-punk potrebbe essere un facile aggettivo da attribuire al genere dei Soviet Soviet, ma la band cerca di incanalarsi anche verso orizzonti come la coldwave, l'art-punk e chi più ne ha più ne metta, cercando di creare un suono più fresco e ricercato.

"Endless" è il risultato di un lungo processo di sperimentazione e innovazione legato allo stile istintivo del trio nell’interpretare e suonare musica. La band spiega: «L’album ha iniziato a prendere forma durante i soundcheck mentre eravamo in tour, oltre a quando ci siamo presi una pausadai concerti.

È certamente una continuazione di "Fate", che potremmo considerare un punto di partenza dato che ogni avventura necessità di un punto dal quale partire o al quale ritornare per ricominciare da capo.Questo è esattamente cià che stiamo cercando»

Endless è una storia intensa, contrassegnata da una certa purezza e che parla del passato. È un’esperienza di introspezione e auto-coscienza, un momento di riflessione oltre che una metamorfosi e un nuovo inizio. È un tunnel, un’esperienza attraverso il quale migliorare sé stessi e ciò che ci circonda. Sotto vari punti di vista, è più complesso dei precedenti lavori del trio per quanto riguarda gli arrangiamenti: «Abbiamo provato a sperimentare con nuovi suoni ma rimanendo legati alla nostra visione musicale. È un album completo che dovrebbe essere ascoltato integralmente. Ci sono brani che ispirano riflessioni, ma anche altri più potenti, segnati dalle distorsioni e da una certa attenzione ai testi, che continuano a rappresentare un elemento fondamentale nel nostro approccio ala fase compositiva». 
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