Quando si parla di consumi energetici globali, il dato sembra semplice: quanta energia utilizziamo ogni anno? In realtà, la risposta cambia a seconda di come viene misurata l’energia. La distinzione è particolarmente importante quando si confrontano fonti fossili, come carbone, petrolio e gas, con tecnologie rinnovabili come eolico e solare.
Come spiega Our World in Data, esistono diverse modalità per quantificare l’energia lungo la catena che va dalla risorsa originaria fino al suo utilizzo finale. Tra queste, l’energia primaria è quella disponibile prima delle trasformazioni, mentre l’energia finale è quella effettivamente fornita agli utilizzatori.
Il problema delle fonti fossili
Il nodo principale riguarda il modo in cui vengono contabilizzate le diverse tecnologie. Per carbone, petrolio e gas, l’energia primaria corrisponde generalmente all’energia contenuta nel combustibile prima della trasformazione.
Quando, per esempio, il carbone viene utilizzato in una centrale elettrica, una parte consistente dell’energia viene dispersa sotto forma di calore. Una centrale a carbone tipica può avere un’efficienza intorno al 33%: significa che solo circa un terzo dell’energia contenuta nel combustibile diventa elettricità, mentre il resto viene perso.
Eolico e solare, un confronto non immediato
La situazione cambia quando si considerano le fonti rinnovabili non combustibili. L’elettricità prodotta da impianti eolici e fotovoltaici viene infatti contabilizzata direttamente come elettricità generata, senza aggiungere le perdite di conversione che caratterizzano le centrali alimentate da combustibili fossili.
Questo crea una difficoltà nel confronto. Se si mette sullo stesso piano quella primaria del carbone e l’elettricità prodotta da un parco eolico, si stanno di fatto confrontando grandezze che incorporano quantità diverse di perdite energetiche. Il risultato può quindi modificare sensibilmente la percezione del peso delle diverse fonti nel sistema energetico.
La metodologia può cambiare la fotografia del sistema energetico
Per rendere confrontabili fonti diverse, esistono metodologie alternative. Una di queste è il cosiddetto metodo della sostituzione, utilizzato anche da Our World in Data: l’energia prodotta da nucleare e rinnovabili viene convertita in un equivalente di quella primaria, ipotizzando quanta energia sarebbe stata necessaria se la stessa elettricità fosse stata generata con tecnologie caratterizzate da perdite di conversione simili a quelle dei combustibili fossili.
La scelta del metodo non è quindi un dettaglio tecnico. Può influenzare i grafici, le percentuali e il modo in cui interpretiamo la transizione energetica.
Guardare oltre l’energia primaria
Per capire davvero quanto sia efficiente il sistema energetico, tuttavia, non basta osservare quella primaria. Occorre considerare anche quanta energia arriva effettivamente agli utenti e quanta viene trasformata in servizi utili.
È una distinzione fondamentale soprattutto durante la transizione verso l’elettrificazione. Una pompa di calore, per esempio, può fornire lo stesso servizio di riscaldamento utilizzando molta meno rispetto a un sistema alimentato direttamente dal gas. Analogamente, un motore elettrico è generalmente più efficiente di un motore a combustione interna.
Per questo motivo, il modo in cui misuriamo l’energia può influenzare profondamente il racconto che facciamo della transizione energetica. I numeri restano fondamentali, ma devono essere accompagnati dalla metodologia con cui sono stati ottenuti. Solo così è possibile confrontare correttamente le diverse fonti e comprendere quanto il sistema energetico mondiale stia realmente cambiando.






















