(Adnkronos) –
Youssef Siher è “un istigatore efficace”, che “ha istigato a violenza per generare terrore tra cittadini”. Il suo fermo “ha evitato una sommossa il 24 ottobre”. Sono alcuni dei passaggi del provvedimento firmato dalla Procura di Milano che ha portato al fermo del 30enne – per istigazione a delinquere aggravato dalla finalità del terrorismo. “Ha approfittato” di quanto accaduto nelle giornate del 17 e 18 ottobre per creare un gruppo Telegram di migliaia di persone (oltre 6 mila) al fine di dare corso a un progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi con finalità eversive al fine, di fatto, di ingenerare terrore nella popolazione”, si legge.
Il politologo, amministratore a dire di chi indaga della la chat di Telegram e della pagina social ‘Movimento 17 ottobre’ nata dopo le devastazioni che otto giorni fa hanno colpito Milano – è accusato di aver istigato “a commettere delitti contro l’ordine pubblico”, in particolare di aver pubblicato “contenuti di tipo eversivo tra i quali quelli di incitamento alla rivoluzione ed all’utilizzo di tecniche di guerriglia urbana nonché comunicati finalizzati alla convocazione, in diverse piazze d’Italia, per il 24 ottobre 2026, di facinorosi, al fine di porre in essere delitti contro l’ordine pubblico”. “Siamo di fronte a una condotta istigatrice realmente efficiente ed efficace a spronare le persone e indurle a commettere fatti illeciti, che sarebbero dovuti accadere proprio a ridosso dei comunicati inviati dall’indagato sul gruppo Telegram in data 23 e 24 ottobre 2026, e che non sono accaduti solo grazie all’intervento della polizia giudiziaria operante che è riuscita ad bloccare l’invio dei messaggi che conteneva le indicazioni delle piazze dove i manifestanti avrebbero dovuti concentrarsi per dare corso alla sommossa”, si legge ancora.
Per Youssef Siher sussiste il “pericolo di fuga”, scrive ancora la Procura di Milano. “Sebbene italiano di seconda generazione, anche in relazione al suo profilo personale, ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce” si legge.
Il suo comportamento “ha certamente creato un forte tensione sociale e un reale impatto intimidatorio sulla popolazione che ha certamente percepito il pericolo di nuovi atti analoghi a quelli commessi il 17 e 18 ottobre”. Un “timore” che ha portato da un lato allo schieramento visto di “spiegamenti di forze di polizia ed esercito creando cosi la percezione di un situazione di grave pericolo” e dall’altro alla “percezione di paura e terrore” che si è concretizzato nell’atteggiamento tenuto dai negozianti “che hanno chiuso i negozi o predisposto barriere al fine di impedire la distruzione e il saccheggio dei loro esercizi commerciali”. Fatti che rendono dimostrata, per chi indaga, la sussistenza di elementi concreti per la configurabilità del reato di l’istigazione a delinquere contro l’ordine pubblico ma anche “l’aver agito per finalità di terrorismo, tramite l’uso di strumenti informatici e telematici”.
Obiettivi, schemi di guerriglia, le tecniche per rendersi fantasmi dopo avere colpito, uffici e sedi simbolo del potere citate in chat in cui si invitava ad alzare il livello di violenza e di scontro contro la polizia, senza dimenticare le parole chiare arrivate sulla chat Telegram che sfiora i 9.500 componenti e sulla pagina Instagram ‘Movimento 17 ottobre’ seguita in pochi giorni da oltre 48mila follower: “Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati”.
Sono i messaggi scovati dalla Polizia di Stato che hanno aperto il varco per individuare e fermare Siher. Sarà il lavoro, lungo e non semplice, sui computer e sui telefoni a restituire una ‘rete’ di contatti che potrebbe scoperchiare altri vasi di Pandora e restituire legami tra mondi solo in apparenza lontani. Oltre a Youssef è indagata, per gli stessi reati, anche la moglie, in quanto avrebbe gestito con lui le comunicazioni social.
Inoltre sono in corso verifiche, da parte della Procura di Genova, su possibili legami tra Siher e il gruppo arrestato nell’inchiesta della Dda di Genova sul presunto finanziamento ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche, che nel dicembre 2025 portò a decine di arresti, come apprende l’Adnkronos. Da quanto risulta, il nome del 30enne non compare nell’indagine chiusa di recente dalla Procura del capoluogo ligure.
Il pm di Milano Francesca Crupi chiederà domani la convalida del fermo per Siher. Solo dopo aver ricevuto gli atti, il giudice per le indagini preliminari fisserà una data per la convalida del fermo.
Il sequestro di cellulari e computer potrebbero restituire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della presunta rete di chi ha provato a fomentare le proteste che hanno visto giovani e giovanissimi invadere le città. Siher, ricercatore dei movimenti politici islamici, 30 anni, italiano di seconda generazione, da ieri sera si trova in carcere a San Vittore.
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