Quando il tumore dell’endometrio progredisce o si ripresenta nonostante le cure già effettuate, individuare nuove strategie terapeutiche diventa fondamentale. In questo contesto si inserisce TroFuse-005, uno studio internazionale di fase 3 che ha valutato l’efficacia di un trattamento sperimentale nelle pazienti con carcinoma endometriale avanzato o ricorrente, già sottoposte a chemioterapia e immunoterapia.
I risultati, presentati durante un Presidential Symposium al congresso dell’ESMO (European Society for Medical Oncology) e pubblicati contemporaneamente sulla rivistaThe Lancet, mostrano risultati promettenti. Rispetto alla chemioterapia di confronto, il farmaco sperimentale ha ridotto del 32% il rischio di morte e del 41% il rischio di progressione della malattia o di decesso.
TroFuse-005, lo studio coordinato da Domenica Lorusso
A guidare la ricerca è stata Domenica Lorusso, global lead investigator dello studio TroFuse-005 e lead investigator per ENGOT, la Rete europea dei gruppi di ricerca clinica in oncologia ginecologica. Lorusso è inoltre presidente di MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer and Gynecologic Malignancies), direttrice di Ginecologia oncologica presso l’IRCCS Humanitas San Pio X e professoressa ordinaria alla Humanitas University.
Il tumore dell’endometrio, noto anche come carcinoma endometriale, ha origine nel rivestimento interno dell’utero ed è il quarto tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia.
«In molti casi la malattia può essere trattata con successo», spiega la professoressa Lorusso. «Quando, però, si manifesta in fase avanzata o si ripresenta dopo le prime cure, il trattamento diventa più complesso e le opzioni terapeutiche disponibili si riducono. TroFuse-005 nasce proprio per valutare se una strategia differente, basata su un anticorpo farmaco-coniugato, possa offrire un beneficio alle pazienti la cui malattia è progredita dopo chemioterapia e immunoterapia».
Lo studio: 776 pazienti coinvolte in 31 Paesi
La sperimentazione ha coinvolto 776 donne con carcinoma dell’endometrio, la cui malattia era progredita dopo un precedente trattamento con chemioterapia a base di platino e immunoterapia, somministrate in combinazione oppure in momenti diversi.
Lo studio, randomizzato e condotto in 242 centri distribuiti in 31 Paesi, aveva l’obiettivo di confrontare sacituzumab tirumotecan (sac-TMT), un anticorpo farmaco-coniugato diretto contro la proteina TROP2, con le opzioni chemioterapiche comunemente utilizzate in questa fase della malattia.
Come funziona sacituzumab tirumotecan
Sacituzumab tirumotecan appartiene alla categoria degli anticorpi farmaco-coniugati, conosciuti con la sigla ADC (Antibody-Drug Conjugates). Si tratta di farmaci che combinano un anticorpo monoclonale con una sostanza antitumorale, con l’obiettivo di indirizzare il trattamento verso le cellule che presentano uno specifico bersaglio.
Nel caso di sac-TMT, l’anticorpo riconosce TROP2, una proteina presente sulla superficie di numerose cellule tumorali, comprese quelle del carcinoma endometriale. Una volta legato al bersaglio, il farmaco può veicolare all’interno della cellula tumorale il proprio carico terapeutico: un inibitore della topoisomerasi I, che interferisce con i meccanismi necessari alla replicazione del DNA, compromettendo la sopravvivenza della cellula.
Il principio degli ADC consiste quindi nell’unire la capacità di riconoscere un bersaglio biologico a quella di trasportare una sostanza antitumorale, con l’obiettivo di concentrare l’azione del farmaco sulle cellule bersaglio.
I risultati: migliorano sopravvivenza e controllo della malattia
L’analisi dei dati ha evidenziato il raggiungimento di entrambi gli obiettivi principali dello studio, con un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto alla chemioterapia.
I risultati più importanti riguardano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione:
- Sopravvivenza globale:sac-TMT ha ridotto del 32% il rischio di morte. La sopravvivenza mediana è stata di 19 mesi, contro i 12 mesi registrati con la chemioterapia, con un incremento di 7 mesi.
- Sopravvivenza libera da progressione:il rischio di progressione della malattia o di morte è diminuito del 41%. La sopravvivenza mediana senza progressione è stata di 7,2 mesi con il farmaco sperimentale, rispetto ai 3,9 mesi ottenuti con la chemioterapia, con un vantaggio di 3,3 mesi.
- Risposta al trattamento:è stato raggiunto anche il principale obiettivo secondario dello studio. La percentuale di pazienti che hanno mostrato una riduzione del tumore è passata dal 17% con la chemioterapia al 35% con sac-TMT. Sono state osservate anche risposte più durature.
Nel complesso, questi risultati indicano un miglioramento degli esiti clinici rispetto alla chemioterapia utilizzata come confronto, in una popolazione di pazienti per le quali le alternative terapeutiche sono limitate.
Quali prospettive per le pazienti?
Nonostante i risultati incoraggianti, sacituzumab tirumotecan non è attualmente disponibile per il trattamento del carcinoma endometriale in questa indicazione. Prima di un eventuale impiego nella pratica clinica, il farmaco dovrà essere valutato dalle autorità regolatorie competenti.
«Per le donne con tumore dell’endometrio avanzato o ricorrente, la cui malattia continua a progredire nonostante la chemioterapia e l’immunoterapia, è fondamentale individuare nuove possibilità di cura», conclude la professoressa Lorusso. «I risultati di TroFuse-005 aprono prospettive importanti per lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche destinate a queste pazienti, che dispongono ancora di opzioni di trattamento limitate».
Foto di Anna Tarazevich:https://www.pexels.com/it-it/foto/tumore-scritto-su-pezzi-di-legno-dello-scrabble-8110804/
























