69 ANNI FA L'ATOMICA

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Progetto Manhattan uguale bomba atomica. Moltitudini di cervelli al lavoro per costruire un ordigno terrificante che doveva accelerare, secondo gli americani, l’epilogo della seconda guerra mondiale. A capo del progetto venne posto il generale Leslie Richard Groves, presto affiancato dallo scienziato Julius Robert Oppenheimer. Tra l’equipe di scienziati del progetto suddetto ci furono anche gli italiani Enrico Fermi ed Emilio Segrè, emigrati negli States per sfuggire al dilagante nazismo di Hitler.
Perché dunque l’atomica? Il 26 luglio 1945, il presidente degli U.s.a. Truman, il primo ministro britannico Churchill, e il presidente cinese Chiang Kai-Shek, firmarono, in qualità di potenze alleate, la nota Dichiarazione di Potsdam, nella quale si esponevano le condizioni per la resa giapponese, dopo lo svolgimento dell’omonima Conferenza. Si decise in pratica che se il Giappone, una delle potenze dell’Asse e alleato tedesco (e fino al 1943 anche dell’Italia fascista) non si fosse arreso sarebbe andato incontro ad una rapida e totale distruzione. Il rifiuto del Giappone di sottostare al diktat nemico motivò la decisione di bombardare Hiroshima e Nagasaki, città importanti per arsenali militari e posizione strategica.
Comunemente quando si racconta la storia si usa dire che è scoppiata una bomba a Hiroshima e che ne è scoppiata un’altra a Nagasaki.Ebbene non è così. In realtà nel 1945 c’è stata la prima (e speriamo ultima) guerra atomica. Consideriamo la sequenza delle date: il 16 luglio 1945 scoppia la prima atomica ad Alamogordo, in Messico, ed è sperimentale; il 6 agosto scoppia l’atomica sopra Hiroshima; il 9 agosto su Nagasaki. Era pronta anche una quarta atomica per Tokyo ma non scoppiò esclusivamente perché il Giappone si arrese.
Se fosse esplosa troppo in alto avrebbe disperso la sua energia nell’aria, troppo in basso l’avrebbe dispersa scavando un cratere. Gli scienziati decisero perciò di far scoppiare “little boy” a mezzo km di altezza: in tal modo l’onda d’urto, arrivando in diagonale tra i palazzi, avrebbe avuto il massimo effetto. Oppenheimer presentò un memo con due raccomandazioni: in primis a causa delle radiazioni nessun aereo sarebbe dovuto passare a meno di due miglia e mezzo dall’esplosione. Inoltre gli aerei avrebbero dovuto comunque evitare la nuvola di materiali radioattivi. Little boy era già pronto all’uso il 31 luglio ma un tifone bloccò il suo trasporto nell’isola di Tinian. C’erano dei prigionieri giapponesi nell’isola e per evitare che vedessero la bomba fu coperta la notte prima. Alle 24 ci fu il briefing dell’equipaggio del bombardiere B29 chiamato “Enola Gay”: l’ultima riunione per riesaminare la missione. Poi colazione con prosciutto ed uova e le foto, tante foto, come per la prima di un film ad Hollywood. I piloti non ebbero necessità di consultare le mappe: conoscevano a memoria le foto di Hiroshima. L’esplosione avvenne alle ore 8, 16 minuti e 2 secondi sulla verticale sopra l’ospedale Shima. La luce raggiunse l’aereo, poi avvenne la prima onda d’urto. Sunao Tsuboi, uno dei sopravvissuti ad Hiroshima, racconta: “Come si può vedere sono rimasto totalmente ustionato: volto, mani, schiena,vita, gambe…nello stesso tempo il vento provocato dall’esplosione della bomba mi strappò i capelli, le mie labbra si gonfiarono e diventarono enormi. La mia pelle si fuse e cominciò a staccarsi, a pendere..Un sangue scuro mi colava dalle spalle e dalla vita. Per 15 minuti la parte posteriore della mia camicia continuò a bruciare ma non me ne resi conto perché pensai solo a scappare. Ad un certo punto il dolore si fece insopportabile e solo allora me la tolsi”. L’energia rilasciata non solo carbonizzava, spesso faceva evaporare i corpi. A mezzo miglio di distanza , in una frazione di secondo, gli organi bollivano, gli uccelli bruciavano nell’aria.
La decisione presa contemplava anche quella di uccidere civili innocenti: 90000 morti sul colpo che divennero 140mila successivamente. Un omicidio di massa, coperto dall’annuncio che sarebbero stati colpiti solo obiettivi militari. Molti giapponesi sono ancora oggi dell’opinione che è vero che il proprio Paese cominciò la guerra e non volle porvi fine ma in ogni caso l’uso dell’atomica non fu giustificabile. Il governo giapponese, in ogni caso, non ha mai risarcito né le vittime e né i danni di quell’orrore. Alle 11 e 2 minuti del 9 agosto “fat man”, l’altra bomba paragonata ad un grasso uomo per le sue dimensioni, rase al suolo Nagasaki. In una guerra che, come tutte, non ha mai vincitori né vinti, ma reca con sé solo morte e distruzione. Per non dimenticare.
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