CentodAutore: ragioni e autori di una collana di poesia

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Sul finire del 2014 gli artisti visivi Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi hanno dato vita per le Edizioni Eureka dell’omonima associazione culturale, alla collana “CentodAutore”. Si tratta di pubblicazioni di poesia dell’area sperimentale di smilzi volumetti di una trentina di pagine in formato A6.

La scelta dei poeti pubblicati è ragionata in base alla qualità, meno per il nome dell’autore, il che rende l’operazione ancora più meritevole. Ogni volumetto è investito di una sorta di “opera unica” (numerate e firmate dall’autore) per via della personalizzazione della copertina, interventata da parte degli stessi, con tecnica e materiale a scelta. Piccoli gioielli di una collezione “ad arte”.

Fino ad oggi sono stati pubblicate dodici opere che qui presentiamo ricorrendo a stralci presi dalle varie prefazioni, corredate da un testo poetico.

* * *

Il primo volume ha visto la luce nel dicembre del 2014. Si tratta di Illegali vene di Alfonso Lentini (Favara-AG, 1951). La sua attività spazia dalle arti visive alla scrittura, spingendosi talvolta nei territori della poesia. Le sue proposte sono basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale:

 

scrivimi in corsa ai limiti del cielo
estrai pennelli, unguenti dalla borsa,
voci scalene, grappoli di luna,
scrivimi in bianco ai bordi della strada
un gerundio un avverbio una laguna (p. 10).

 

Illegali vene è un poemetto suddiviso in diciassette parti, introdotto da Eugenio Lucrezi che si dispiega tra sprofondamenti e immaginazione di un mondo nel chiasso dei cieli o degli abissi, ma come lo si desideri, in cui «l’intreccio serrato dei settenari e degli endecasillabi è catturante [e allo stesso tempo catturato] come una musica stregata di fatale accompagnamento, rivolta da chi scrive ad un interlocutore – il tu che lo fronteggia, muto, in ciascuna delle lasse – anch’egli esautorato del possesso del mondo, financo del controllo della sua propria vita di creatura tra le creature. In realtà il tu che fa da sponda allo scrivente è una donna […] e dunque l’opera è un farsi la corte miseramente in una wast land che a tratti risuona come in un disco dei Radiohead più freddi».

La poesia di Lentini si srotola tra immagini umane e argomenti onirici, parole scritte col pennello, cioè come fossero colori sulla tela. Questa sensazione ha un suo modo di essere, visto che le storie “poetiche” di Lentini le troviamo anche nelle sue opere visive: insomma si tratta di una narrazione tra parole e colori che investe tutte le diciassette poesie di questo volumetto.

«Già la prima poesia disegna i parametri del campo immaginale, tra gli sprofondamenti dal luminosi ghiacci […] a picco fra le gole e gli sperdimenti saettanti verso cieli pur’essi minacciosi, se vi si attendono incastri di voli, come per collisione di ali anch’esse ghiacciate: freddo dovunque, eppure nel testo e sulla pagina gocciola alla fine qualcosa di vivo» (E. Lucrezi):

 

da questi luminosi ghiacci
squamati dal sole
dai graffi che tracci
su lastre
a picco fra le gole
da incastri di voli,
il difficile lago
di parole (p. 5).
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