I vincitori del Premio Letterario "Trivio" 2016

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Sabato 17 dicembre, nella sala “Di Stefano” del Pan (Palazzo delle Arti) di Napoli, si è svolta la premiazione dei tre vincitori della prima edizione del Premio “Trivio”, indetto dalla rivista semestrale di poesia, prosa e critica «Trivio», edita dalle Edizioni Oèdipus di Salerno. Il premio nasce con l’intento di testimoniare i percorsi  di narrativa e di poesia nuovi e sperimentali.

La  giuria, composta da Antonio Pietropaoli (presidente), Emanuela Jossa, Wanda Marasco, Paolo Giovannetti, Ferdinando Tricarico (segretario) ha proclamato vincitori, tra i finalisti della prosa edita (Dino Azzalin, Mariano Bàino, Marco Giovenale, Laura Liberale, Gilda Policastro), Gilda Policastro con Cella, edito da Marsilio (2015: «La clinica era diventata un crocevia di traffici più o meno dipendenti dal malaffare, minaccia discontinua e distruttiva per la regione che non ha dovuto nemmeno dotarsi di una propria mafia, potendo parassitare quelle degli altri. Cosa rappresentava più, quando ho incontrato Giovanni, una terra di conquista in cui era pedina o parte attiva, lui, se non altro incontrandoci o portandoci le sue donne. E poi a un certo punto (e quando) era diventato il conquistato, se avevano deciso d’incastrarlo approfittando della donna tra le poche pochissime o nessuna che, a quanto pare, avesse coscienziosamente o propriamente curato»); per la sezione poesia edita (finalisti Guido Caserza, Milo De Angelis, Viviana Faschi, Giovanna Marmo, Michele Zaffarano), Guido Caserza con Opus papai (Zona contemporanea, 2016: «la grandine lo colpirà mangeremo / il suo cadavere bella / squisitezza di papi mangeremo le parole / che non ci ha detto riempiremo i suoi occhi di ragni / rosso come la volpe magro e snello / può cavalcare comunque / la parte più scoscesa del dolore / quando tutti noi abbiamo / bisogno di Lui dunque / cuore non indugiare / perché oltre l’alba durerà oltre / il giorno la sua mano che piega / un giunco contro l’altro»); per la sezione poesia inedita (finalisti Carmen Gallo, Manuel Micaletto, Ugo Piscopo), Ugo Piscopo, con la poesia Crepitii: «… Ed eccoci alla vicenda   un’equazione complessa / di bollicine di suoni-e-luci   che fanno gioia e lutto / vale a dire storia e tutto   un presentarsi per sottrarsi / un sottrarsi per ripresentarsi   un essere per alludere / un alludere per essere   un gioco a rimpiattino / a smentire le evidenze   a rinviare da altro ad altro / come bambini al mare   che sfuggono all’acchiappanza / cominciando dal principio   che non ha un principio / terminando con la coda   che non ha una coda / Non resta che un nodo di stupore   che dà scacco matto alla ragione…».Ai vincitori dei volumi editi è andato un assegno di 2.000,00 euro ciascuno, mentre all’autore della poesia inedita, un assegno di 1000,00 euro o la pubblicazione dell’opera con le Edizioni Oèdipus. A tutti i finalisti è stata donata una riggiola vietrese dipinta dagli artisti Daria Scotto e Danilo Mariani. E conosciamoli più da vicino i tre vincitori.

Gilda Policastro – È nata a Salerno, cresciuta in Basilicata e attualmente vive a Roma. Critica letteraria e assegnista di ricerca presso l’Università di Perugia, è redattrice della rivista «Allegoria» e collabora con le riviste «Alias», «Liberazione», «L’Indice dei Libri del mese», «l’immaginazione» e i quotidiani «Manifesto» e «Corriere della Sera». Ha pubblicato i seguenti volumi di critica: In luoghi ulteriori. Catabasi e parodia da Leopardi al Novecento (2005); Sanguineti (2009); Polemiche letterarie (2012). Ha scritto numerosi articoli su Dante, Leopardi, Pasolini, Leonetti, Balestrini, e pubblicato due romanzi: Il farmaco (2010); Sotto (2013). Come poeta ha esordito nel 2007 in vari festival e reading, e pubblicato Stagioni e altre (2010); La famiglia felice (2010); Antiprodigi e passi falsi (2011); Non come vita (2013); Inattuali (2016).

Guido Caserza – È nato a Genova nel 1960. Ha incominciato a pubblicare nell’Antologia dei poeti dell’«Erbaspada» (1985) con il testo Il Dauda-Poesie. Con A. Calvisi, ha scritto Amavo i Beatles e i Rolling Stones (1997). Suoi testi sono apparsi in riviste e volumi collettivi. Svolge anche attività di giornalista. Ha pubblicato, inoltre, in prosa: In un cielo d’amore (2003); Vera vita di Gesù (2005); Fiabe a serramanico (2007); Apocalissi tascabile (2012); Storia della mia infanzia ai tempi di Silvio Berlusconi (2012); Primo romanzo morto (2013). In versi: Allegoriche (2001); Malebolge (2006); Priscilla (2008), Flatus vocis (2014).

Ugo Piscopo –È nato a Pratola Serra (AV) nel 1934, vive e lavora a Napoli. È stato professore dirigente e ispettore scolastico. Critico letterario, d’arte, narratore, poeta, drammaturgo, è uno dei più importanti studiosi del futurismo e delle avanguardie storiche. Tra volumi di critica, di narrativa, di poesia, di teatro, di testi per la scuola, ha all’attivo più di 50 titoli. Numerose anche le curatele, consulenze editoriali (Guida, Tullio Pironti, Cassitto, Loffredo, di Napoli; Palumbo, di Palermo; A. Signorelli, di Roma), direzioni di collane, collaborazioni a riviste e quotidiani.

Soddisfatto del buon successo ottenuto dal premio, alla fine della premiazione il presidente Pietropaoli ha rilasciato una considerazione ai limiti dell’euforia: «Partecipazione di alto livello che ha costretto la giuria ad un sovraccarico  di impegno ma anche di piacere di lettura. Circa 100 i volumi tra editi e inediti e  come prima edizione siamo più che soddisfatti. Il premio come la rivista omonima si deve totalmente alla liberalità e sensibilità dell’editore». Non si è sottratto a rilasciare una considerazione sull’esito finale del premio neanche l’editore, Francesco G. Forte: «Formula vincente non si cambia. Il successo di questa prima edizione ci spinge a continuare questa esperienza. L’edizione 2017 di Trivio, che tende a valorizzare il lavoro di scrittori e poeti, tenderà ad allargare la schiera dei partecipanti: è un premio di tendenza, che certamente esprime la migliore poesia contemporanea quasi sempre sperimentale. Per il 2017 vorremmo aprire anche alla poesia tradizionale». E allora, all’anno prossimo!

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