L'Inferno di Dante nel Museo del Sottosuolo

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Controversa, eternamente dibattuta, imponente, destinata ad essere letta in chiavi sempre nuove ed emblematiche. Stiamo parlando di quella che a buon merito può essere definita l'Opera tra le opere, non fosse altro che rappresenta il testo allegorico per eccellenza: la Divina Commedia di Dante Alighieri. Scrittori, poeti, attori le hanno tributato omaggi di ogni sorta e oggi continuiamo a viverla attraverso spettacoli, analisi, rifacimenti che hanno lo scopo di ridonarle linfa.

S'inserisce perfettamente in questo filone "L'Inferno di Dante" del Museo del sottosuolo, che si sviluppa per circa 3000 mq a 25 mt sotto Piazza Cavour a Napoli. La prima cantica del poema del "sommo", complici abili attori e danzatori, la regia di Domenico M. Corrado e la colonna sonora scritta da Enzo Gragnaniello, si dispiega agli occhi e alle orecchie degli spettatori, regalando l'inusuale. E così antiche reminescenze, musiche e coreografie di alto impatto visivo si fondono con una location d'eccezione che amplifica il potere suggestivo dei famosi versi. Ad ospitare i momenti topici tre sale, dove il buio è smorzato da luci rossastre cangianti.

Nella "Sala Bianca" (la prima), sono le fiere della selva oscura a farsi strada tra il pubblico, cercandone lo sguardo e introducendo da subito al clima infernale. Poi è Dante ad avanzare, e tutti i sensi sono immediatamente catalizzati. Virgilio, da quel momento la sua Guida nell'Oltretomba,  lo libera dalla Lupa, dalla Lonza e dal Leone, consentendo a lui, ed insieme a noi, di dare inizio al viaggio.


                                                             Dante, Virgilio e le tre fiere

L'atmosfera carica creata dall'ingresso di "Caron Dimonio dagli occhi di bragia" viene stemperata dalla leggiadria di Beatrice, maestra di verità, stimolo di introspezione spirituale nonché vera fautrice del processo di salvezza di Dante. In nessun momento viene a mancare una certa identificazione con i narranti, unita a quella naturale compassione per le anime in pena. Come si può poi rimanere impassibili nell'ascoltare la storia di Paolo e Francesca? "Amor, ch'a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m'abbandona". E l'abbraccio struggente dei due amanti diventa per un attimo il simbolo di tutti gli amori infausti.


                                                                 Paolo e Francesca

Nella "Sala delle riggiole" (la seconda) sono Cerbero, il cane a tre teste, e Pluto il Dio della ricchezza, a cercare di ostacolare il cammino dei due viandanti verso la città di Dite. Nulla possono nemmeno Aletto, Megera e Tisifone, le tre Furie, nonostante l'accorata invocazione di Medusa. Infine Farinata degli Uberti e Cavalcante de' Cavalcanti emergono dalle "archie infuocate" per conoscere il Poeta. È poi la volta di "colui che tenne ambo le chiavi del cor di Federigo" (Federico II di Svevia, ndr), Pier delle Vigne, morto suicida per l'invidia degli altri cortigiani e imprigionato in un pruno immerso in una boscaglia fittissima e contorta dove si odono solo tragici lamenti.


                                                                   Pier delle Vigne

Nella "Sala della Guerra" (la terza) Dante e Virgilio incontrano i tre ultimi personaggi provenienti da epoche precedenti. Il primo è Ulisse, del celeberrimo "fatti non foste a viver come Bruti ma per seguir virtute e conoscenza", punito come "consigliere fraudolento", per aver ordito l'inganno del cavallo di Troia ed aver costretto Achille a partecipare alla guerra.
Il secondo è
il Conte Ugolino con la sua storia disperata che lascia Dante attonito in quanto inconsapevole della crudeltà della sua morte.


                                                                                 Ulisse

La conclusione è affidata a Lucifero, il Male Assoluto: all'Inferno frutto della fantasia di Dante viene affiancato e contrapposto l'Inferno della vita di tutti i giorni, in una proiezione di immagini, dall'olocausto al dramma degli immigrati, che suscita nuovi interrogativi e smuove gli animi, di adulti e bambini.

Il viaggio nel sottosuolo si trasforma così in un confronto intimo con le proprie e le altrui debolezze, in una riflessione interiore che sale a galla prepotentemente, indice di quel desiderio mai sopito di riveder le stelle nonostante il buio imperante.
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L'Inferno di Dante nel Museo del Sottosuolo