Poeti in Campania: intervista a Floriana Coppola

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Il poeta campano che andiamo ad intervistare èFloriana Coppola, napoletana. Docente di Lettere negli istituti statali superiori, counsulor in Analisi Transazionale e in Psicologia esistenziale, perfezionata in Didattica e Cultura di genere e in Scrittura autobiografica, fa parte della Società Italiana delle Letterate. Ha pubblicato le sillogi poetiche Il trono dei Mirti (Melagrana Onlus Editore); Sono nata donna (Boopen Led/Photocity); Mancina nello sguardo (Ed. La Vita Felice, 2012); MiticaFutura. Itinerari nel mito di ieri e di oggi, con Anna Laura Bobbi (Ed. Dalia, 2013); Femminile singolare (Homo Scrivens); Letture di poesia contemporanea (Ed. CFR); Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche (Ed. Oedipus) e i romanzi Donna Creola e gli angeli del cortile (Ed. La Vita Felice); Vico Ultimo della Sorgente (Ed. Homo Scrivens, 2012). Nel 2011 ha curato i primi due quaderni antologici di poesia Alchimie e linguaggi di donne (Boopen Led/Photocity); l’antologia poetica, con Ketti Martino, La poesia è una città (id.). È presente nelle antologie poetiche La percezione dell’invisibile, a cura di Giuseppe Vetromile (Alter Ego); Poeti al Mann, a cura di Marco de Gemmis e Ferdinando Tricarico; Le strade della poesia, a cura di Mimmo Cipriano; Ifigenia siamo noi, a cura di Giuseppe Vetromile (Ed. Scuderi); Risvegli poetici, a cura di Lorenzo Spurio (Ed. Poetikanten); Ciò che Caino non sa, a cura di Maria Teresa Infante. Cura, con Lory Nugnes, le antologie poetiche del movimento dei “Poeti Viandanti” Contatti di/versi e Oltre la coltre di silenzio (Ed. Decomporre). Presente nei saggi critici di Raffaele Messina Letti Tutti di un fiato (Ed. Homo Scrivens); Le forme della poesia, a cura di Raffaele Urraro (Ed. La Vita Felice); Il luogo della parola, a cura di Alessandro Ramberti (Fara Editore); Claudia Ruggeri, a cura di Luigi Cannillo (Passione Poesia).

Come ti sei avvicinata alla poesia?

Da bambina ho iniziato a scrivere brevi racconti illustrati con la biro nero e i pastelli, avevo sette anni e creavo piccole storie mescolando fiabe a dettagli della mia giornata, poi questi racconti si sono trasformati in poesia. E i quaderni erano una traccia parallela che mi ha accompagnato fino all’età adulta, pubblicando il mio primo libro di poesie quando ero già adulta.

C’è stato qualcuno che devi ringraziare per averti dato, che so, dei consigli di come muoverti nel tuo percorso artistico?

Di ringraziamenti  potrei farne pagine e pagine ma non per come muovermi nel percorso artistico. Non parlo di strategie mutuate da altri ma di sollecitazioni culturali, letterarie ed esistenziali che mi hanno allargato lo sguardo e che mi hanno permesso di ascoltare cosa significa veramente fare poesia e non andare accapo ogni tanto sulla pagina. Incontrare persone che hanno messo al centro della loro vita lo sguardo poetico sul mondo, coniugando la creazione poetica con la militanza politica. La poesia è un fatto politico, non è un gioco da salotto. Ha una valenza profetica e sacrale che rimanda alla testimonianza di vita e ai valori che si vogliono tutelare. La scrittura anche quando può sembrare blasfema, trasgressiva, divergente, destabilizzante ha una direzione nascosta: può portare avanti oppure rinforzare aspetti involuti della persona. L’importante è la consapevolezza del proprio cammino e discernere ogni volta dove andare.

Che cosa cerchi attraverso la poesia?  Qual è il tuo intento?

Nel tempo, questa ricerca ha cambiato abito, densità e dimensione. Secondo le stagioni della vita. Oggi sento che nella poesia cerco il significato nascosto di un evento, di un dettaglio, lo svelamento della direzione di un incontro. Cerco di visualizzare con il suono delle parole l’immagine che apre una finestra su un processo interiore. Avanza attraverso una miscela particolare di ritmo, suono e significato per arrivare a parlare di altro. La poesia per me è uno strumento di ricerca interiore che necessita di una forma precisa e questa forma precisa cambia seguendo la sensibilità spirituale e culturale.

La tua  scrittura segue delle linee o delle correnti culturali specifiche?

Posso dire che la matrice culturale che più sento vicina è l’approccio psicoanalitico. Insegno letteratura italiana da molti anni negli istituti superiori ma i miei studi in Analisi Transazionale e in Psicologia Esistenziale rendono la mia scrittura piena di riferimenti al percorso di lettura psicologica del verbale. Poi sento l’urgenza di scrivere di temi civili, la necessità  di espormi politicamente attraverso la poesia, prendere posizioni chiare contro la deriva valoriale dei nostri tempi. Benasajag parla dell’epoca delle passioni tristi. Dobbiamo avere il coraggio di dichiarare i nostri valori, di discernere tra ombre e luci. Cerco di seguire non solo il registro intimistico e autobiografico confessionale ma anche quello civile e di militanza politica. Nel novecento molti autori e molte autrici sono stati portavoce di una posizione politica che difende la libertà di parola e di opinione, per i diritti delle donne e delle minoranze oppresse. Bisogna avere il coraggio delle proprie idee e difendere il pensiero critico. L’intellettuale oggi non ha più risposte monolitiche e deterministiche, non è più creatore di sistemi ma può essere responsabile delle sue scelte culturali,  per costruire reti tra i diversi linguaggi, creando ponti tra le persone e le culture.   

Quali programmi hai in cantiere?

Sto ancora leggendo nei reading vari a cui sono invitata il mio ultimo libro di poesie “Cambio di stagione e altre mutazione poetiche” (Ed. Oèdipus). Tra poco va in stampa il mio terzo romanzo “Aula Voliera” (Ed. Oèdipus) e ho finito una silloge con il Laboratorio di Nola, con la prefazione di Mimmo Grasso e i disegni di Aniello Scotto, che si chiama “La faglia del fuoco”. Molti lavori in cantiere e molte mie creature di carta da sostenere e da far conoscere.

Come vivi la cultura, la poesia, nella tua città, nella tua vita? Trovi difficoltà e quali?

In questo periodo storico, voler essere degli operatori culturali è veramente una condizione epica, controcorrente. Gli schiavi consumatori di cui parlava Pasolini sono divenuti una schiacciante e squallida realtà. Scrivere e leggere per riflettere, per crescere ed evolversi sembra un valore di pochi. Le associazioni presenti nel territorio campano che fanno poesia e promuovono la lettura sono tante, ma bisogna combattere contro un atteggiamento autoreferenziale e narcisistico che non aggrega ma divide. Bisogna ancora imparare ad allargare e miscelare i linguaggi, intercettare i bisogni delle nuove generazioni, non costruire parrocchiette e circoli chiusi e asfittici dove ci si parla solo addosso.

Hai mai partecipato a premi letterari? Che opinione hai di essi?

Partecipo di rado e sono naturalmente distratta, dimentico date e scadenze. Mi piace partecipare quando la giuria mi convince per qualità e spessore e quando serve per sostenere un’azione politica di solidarietà. Credo che rimangono indimenticabili certi poeti per altri motivi, non per i premi che hanno vinto. Per la loro vita reale, perché diventano testimoni di altro e di alto.

Oggi, con la crisi dell’editoria, pubblicare un volume non è semplice: le grandi case editrici non ti filano se non sei legato politicamente o a risorse economiche, e le piccole ti chiedono contributi economici, spesso esosi. Per non parlare poi della poesia che, seppur prolificante, è rinchiusa in “cripte” elitarie. Hai riscontrato difficoltà editoriali durante il tuo percorso, e se sì, per quali motivi?

Ho fatto una scelta di campo, pubblicare con case editrici piccole che non chiedono contributi economici. La casa editrice Oedipus del prof. Francesco Forte è una di queste. La poesia non ha mercato in Italia, inutile nasconderlo. Di conseguenza dobbiamo essere noi a difendere lo spazio che merita, non lasciandoci corrompere da logiche commerciali. Alla fine siamo più liberi degli scrittori di gialli, che usano formule costruite a tavolino per avere un sicuro successo.

Se dovessi paragonare la tua poesia ad un poeta famoso, a chi la paragoneresti? Quale affinità elettive ci trovi con la tua poesia?

Non riesco a fare paragoni ma posso dire quali autrici mi emozionano sempre leggendole. Ida Travi, Mariangela Gualtieri, Linda Chanda Candiani. Mi incanta la loro molteplicità di registri e la potenzialità evocativa del loro linguaggio.

La soddisfazione maggiore – se c’è stata – che hai raccolto nel mondo letterario?

Sentire di far parte di una comunità viva e sana è per me la maggiore soddisfazione, il mio più grande nutrimento. E questa percezione ha un andamento purtroppo intermittente. Il mondo letterario può essere solo una vetrina inutile se non si lega a un progetto più alto. A che servono le soddisfazioni personali che saziano il nostro ego in un mondo corrotto che va alla rovina? Niente, assolutamente a niente.

Cosa pensi dei libri digitali? Possono competere con l’editoria tradizionale, cioè con quella cartacea e perché?

Non riesco a leggere un libro digitale. Ho bisogno del libro, della sua corporeità, di toccarlo, di portarlo nella valigia quando viaggio, in borsa nella metropolitana, di sottolineare le frasi che mi colpiscono, di scrivere accanto. Il libro digitale non è questo ma non criminalizzo mai l’evoluzione tecnologica. Il mezzo è uno strumento e ogni innovazione può affiancare le altre. A Taipei ho visto tanti ragazzi che leggevano usando i tablet. Meglio questo che non leggere proprio.

Qual è il tuo rapporto con la politica?

Come ho già detto, credo che ogni nostra azione ha un significato politico. Vivere intensamente la polis, essere cittadini attivi e responsabili nel proprio  quartiere, nel lavoro, nella città, è un diritto e un dovere. La democrazia è un valore indiscutibile e il sistema della rappresentanza elettiva è un meccanismo delicato che necessita di controllo e attenzione, con una corretta informazione. Abbassare la vigilanza attraverso la distrazione e la rassegnazione catastrofica può essere solo un boomerang che rende le nostre democrazie prede di derive cripodittatoriali. Si rischia di scadere nelle democrature. E agli intellettuali spetta ancora il compito di denunciare tali derive.

Come vivi la quotidianità?

In una città come Napoli, il quotidiano è veramente difficile. Comunque lavoro da molti anni nella scuola pubblica come docente di lettere , studio e scrivo ogni giorno. Dipingo quando posso. Sono vicina ai miei figli e spero ogni giorno di essere una buona madre. Seguo con impegno alcune associazioni culturali, e nel tempo libero vado  al mare o in campagna con i miei amici.

Oltre alla poesia, di cosa ti occupi?

Mi piace dipingere e fare collage. La scuola mi prende ancora molto spazio, ma sono riuscita a concludere due diplomi come consulor psicoeducativo e spero di poter usare questi titoli per qualcosa di buono.

Se potessi cambiare lo stato comatoso in cui vive oggi la nostra società, quali sarebbero le tue soluzioni, le proposte?

Bella domanda. L’unica rivoluzione possibile che posso pensare è partire da se stessi. Recuperare il senso della responsabilità civile, l’empatia verso il prossimo, verso i più deboli, avere il coraggio di opporsi a chi ci vuole ciechi consumatori di oggetti, drogati dalle nostre masturbazioni mentali. 

Qual è la tua ultima fatica editoriale? Puoi parlarcene brevemente?

Sono tre i libri a cui tengo in questo momento: “Cambio di stagione e altre mutazioni poetiche”, che sperimenta una poesia prosastica o una prosa poetica. Racconto in versi i cambiamenti di una donna nelle varie stagione della vita. Poi il mio ultimo romanzo “Aula Voliera”, che sta per uscire a giorni e narra la storia di una donna, che insegna nella nostra scuola in crisi. E per ultimo la silloge “La faglia del fuoco”, un lungo poema sull’amore.

In conclusione: che cos’è per te la poesia?

Semplicemente, una forma di meditazione che segue il ritmo del cuore e della respirazione.

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