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Storia del pugilato italiano: Alessandro Mazzinghi

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Alessandro Mazzinghi, uno dei pugili italiani più amati dal pubblico, nasce a Pontedera (FI), nel 1938. Oltre ad infilare i guantoni, si è cimentato nella scrittura e nel canto. È stato campione del Mondo dei pesi medi junior (1963-1965 e 1968-1969) e campione d’Europa della stessa categoria (1966-1968). Iniziò ad avvicinarsi alla boxe nel 1954, seguendo le orme del fratello Guido, il quale si era già fatto valere nel circuito pugilistico. Si ritirò nel 1979.

Già nella prima fase della sua carriera, quella da dilettante, Mazzinghi diede sfoggio della sua bravura diventando campione italiano juniores nel 1958, titolo che lo proiettò nell’orbita della Nazionale dove esordì nel 1959. In Nazionale raccolse qualche buon risultato come il terzo posto ai campionati Europei a Belgrado nel ’60, il titolo italiano e quello mondiale militare a Fort Dix (USA) per la categoria superwelter. Ma dovette incassare anche qualche delusione, la sconfitta contro Carmelo Bossi nel torneo eliminatorio per le Olimpiadi di Roma 1960, che non gli permise di partecipare ai giochi. Bossi, campione italiano dilettante dei pesi welter nel 1958, a Terni, nello stesso anno in cui, come abbiamo detto sopra, diventava campione italiano superwelter Mazzinghi, per poter far parte della Nazionale, allenata da Natalino Rea, all’Olimpiadi di Roma, fu inserito nella categoria superiore, in quanto Rea decise di far partecipare nella categoria welter, il nome nuovo del pugilato italiano, il futuro campione Nino Benvenuti, che era un superwelter, campione europeo di questa categoria a Lucerna nel 1959 dove s’impose sul polacco  Henryk Dampc.

Dunque, Bossi, per essere selezionato nella categoria di Benvenuti, dovette partecipare a un quadrangolare eliminatorio, con Sandro Mazzinghi, Giuseppe Galmozzi e Remo Golfarini: alla fine risultò vincitore. Per la cronaca, all’Olimpiadi conquistò la medaglia d’argento, vincendo tutti gli incontri ai punti, soccombendo, sempre ai punti, solo davanti allo statunitense Wilbert McClure, già campione dei medioleggeri nei Giochi Panamericani nel 1959, disputati a Chicago.

Mazzinghi difese sempre i colori della Ignis, azienda produttrice di elettrodomestici fondata da Giovanni Borghi, uomo di sport, il quale investì molto in varie discipline: nella Pallacanestro Varese, di cui era proprietario e presidente, stessa cosa dicasi per il Varese Football Club che negli anni ’60-’70 portò addirittura in Serie A; nel ciclismo dove nella sua Ignis correva un certo Ercole Baldini, olimpionico su strada, recordman dell’ora, vincitore di un Giro d’Italia e di un campionato mondiale su strada; nel canottaggio; e ovviamente nel pugilato.

Una descrizione di chi fosse realmente Mazzinghi, c’è la fornisce egli stesso nel suo sito personale, http://www.sandromazzinghi.com: «Mi hanno chiamato gladiatore, guerriero, leone, mi hanno coperto di aggettivi esaltanti, premiando la mia lealtà sportiva, il mio coraggio, la mia generosità e la mia forza. Tuttavia solo io ho conosciuto il vero Sandro Mazzinghi, il pugile e l’uomo. La memoria e l’esperienza accumulate in una vita sono a mio parere un tesoro di valore inestimabile che mi sento in dovere di condividere con gli altri. Ho deciso quindi di affidare a queste pagine il ricordo di anni lontani e gloriosi affinché nulla vada dimenticato, ho deciso di raccontare la storia di un uomo che ha vissuto e vive tuttora per uno sport chiamato pugilato».

Disputò 69 incontri, ottenendo 64 vittorie (42 per k.o.), tre sconfitte, di cui una per k.o. contro Paolo Melis, pugile sardo, la “pantera nera” di Stampace, e due pareggi. La grande occasione arrivò nel 1963. Senza mai combattere per il titolo italiano, gli venne offerta la possibilità di sfidare il campione dei superwelters, lo statunitense di New Orleans, Ralph Dupas, per la cintura di campione del mondo che l’americano aveva strappato al connazionale di Portland, Dennis Moyer. L’incontro avvenne al Vigorelli di Milano e terminò alla nona ripresa allorquando Dupas fu steso al tappeto da un pugno da k.o. di Mazzinghi: era lui il nuovo campione mondiale. Dopo CarneraD’Agata e Loi, un altro italiano riuscì ad indossare una cintura mondiale.

Andò più o meno allo stesso modo l’incontro di rivincita disputato nello stesso anno a Sydney, in terra australiana, di cui l’americano possedeva il passaporto: questa volta il k.o. inflitto da Mazzinghi all’avversario arrivò al 13° round. Per la seconda volta Mazzinghi si laureò campione del mondo e lo resterà fino al 1965. Sembrava che la favola del grande campione che l’Italia incominciava ad amare e a cullarsi, dovesse finire dopo un brutto incidente d’auto dove la moglie (si erano sposati appena dodici giorni prima) perse la vita e lui ne uscì talmente malconcio nel fisico, sbalzato fuori dall’abitacolo. Serrate terapie e riabilitazione riuscirono in qualche modo a guarire le fratture scomposte che subì.


Per regolamento, un campione deve mettere in palio il proprio titolo entro sei mesi, e pur con il cuore sanguinante dovette riprendere l’attività a pochi mesi dalla disgrazia per difendere il titolo contro Tony Montano, statunitense di Phoenix, Arizona, a Genova, nell’ottobre del 1964, vincendo per k.o. alla dodicesima ripresa. I due si erano già scontrati l’anno prima a Roma, in dieci riprese, e allo statunitense toccò la stessa sorte. Difese ancora il titolo l’11 dicembre dello stesso anno al Palazzetto dello Sport di Roma contro l’italiano Fortunato Manca, campione europeo dei pesi welter: Mazzinghi vinse ai punti. Poi arrivò l’incontro del 18 giugno 1965, allo stadio San Siro di Milano, che segnò la storia della boxe italiana di quel periodo: Mazzinghi contro Nino Benvenuti, il suo rivale più forte. Fisicamente il campione non era ancora al meglio, ma il titolo andava messo in palio, altrimenti l’avrebbe perso senza combattere. Nonostante gli acciacchi lottò come un leone, dando battaglia sin da subito. Ma Benvenuti era un pugile con qualche colpo in più e vinse per k.o. alla sesta ripresa. I due s’incontrarono nuovamente sei mesi dopo, il 17 dicembre: fu ancora Benvenuti a spuntarla, ma questa volta ai punti.

Sembrava finito Mazzinghi, la faccia dura della boxe italiana, dopo gli incontri con Benvenuti, ma lui era un combattente, un gladiatore. Ricostruito il morale, ricominciò a risalire la vetta del mondo. Nel 1966 riconquistò, a Roma, il titolo europeo battendo per k.o. alla dodicesima ripresa il francese Yoland Leveque, titolo che difese per quattro volte, tutti per k.o. E arrivò nuovamente il giorno (26 maggio 1968) di riprendersi la cintura di campione del mondo: a Milano, allo stadio San Siro, di fronte a 60.000 spettatori, ne fece le spese il campione in carica, il coreano Ki Soo Kim, che aveva in precedenza battuto Benvenuti. Alla fine dell’incontro, Mazzinghi ebbe a dire: «Ho vinto contro chi ha battuto Benvenuti. Quindi il più forte sono io. Matematico». L’Italia aveva ritrovato il suo campione!

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