Un sistema produttivo solido, longevo e profondamente radicato nei territori, ma chiamato ad affrontare sfide sempre più complesse sul fronte dell’innovazione, dell’apertura internazionale, della continuità generazionale e della sostenibilità. È quanto emerge dal primo anno di attività dell’Osservatorio Methrica per le PMI del Mezzogiorno, progetto sostenuto da Banca Generali Private, che ha analizzato un campione di 10.893 piccole e medie imprese produttive del Sud Italia.
La geografia delle PMI del Mezzogiorno
L’indagine integra dati territoriali e settoriali con elementi relativi a governance, innovazione, presenza internazionale, passaggio generazionale, sostenibilità e compliance, restituendo l’immagine di un Mezzogiorno produttivo articolato, caratterizzato da traiettorie di sviluppo differenti a seconda dei territori e delle specializzazioni industriali.
Le piccole imprese rappresentano oltre l’80% del campione e più di tre quarti delle aziende osservate hanno superato i dieci anni di attività. Campania, Puglia e Sicilia concentrano oltre due terzi delle imprese analizzate, confermando il ruolo centrale di questi territori nell’economia del Mezzogiorno.
Sul fronte dell’innovazione, l’attività brevettuale interessa 830 imprese, pari al 7,6% del campione. La Campania guida per numerosità con 286 imprese brevettanti, davanti a Puglia e Abruzzo, mentre quest’ultima si distingue per la maggiore intensità relativa. Le dinamiche innovative risultano particolarmente concentrate nelle filiere tecnologiche e manifatturiere avanzate, dalla meccanica all’elettronica fino alle life sciences.
Internazionalizzazione
L’internazionalizzazione, misurata attraverso la presenza di partecipate estere, coinvolge 281 imprese (2,6% del campione). Il fenomeno risulta più frequente nelle aziende di dimensioni maggiori e mostra una forte correlazione con l’innovazione: oltre un terzo delle imprese con presenza internazionale dispone anche di attività brevettuale.
Particolarmente rilevante il tema della continuità generazionale. Il 68% delle imprese presenta una composizione del vertice aziendale con una copresenza di almeno un componente under 40 oltre ad un componente over 60, suggerendo dunque una necessità di gestione di un passaggio generazionale, e che avvenga soprattutto attraverso percorsi di affiancamento tra generazioni diverse. Il fenomeno emerge con maggiore evidenza nelle filiere agricole e agroalimentari, dove il radicamento territoriale e la dimensione familiare mantengono un ruolo centrale.
L’analisi evidenzia inoltre una forte sovrapposizione tra proprietà e gestione: nel 72,3% delle imprese è presente almeno una figura che ricopre contemporaneamente ruoli di governance e proprietà. Crescendo di dimensione, tuttavia, le aziende tendono ad adottare strutture decisionali più articolate e forme di governance più evolute.
La sostenibilità?
Sul piano della sostenibilità, le prime evidenze mostrano come l’attenzione delle PMI si esprima innanzitutto attraverso sistemi di gestione, qualità, sicurezza, certificazioni ambientali e requisiti di filiera, mentre la rendicontazione ESG strutturata resta ancora limitata a un numero contenuto di imprese.
Nel complesso lo studio evidenzia come innovazione, internazionalizzazione e continuità generazionale seguano geografie differenti. Da un lato emergono le filiere manifatturiere a più alta intensità tecnologica e apertura internazionale; dall’altro le produzioni agricole e agroalimentari, dove risultano particolarmente visibili i processi di continuità imprenditoriale e ricambio generazionale. Più che una graduatoria tra territori, l’Osservatorio restituisce quindi una pluralità di ecosistemi produttivi, ciascuno caratterizzato da specifici punti di forza e fabbisogni di sviluppo.
Foto di MART PRODUCTION: https://www.pexels.com/it-it/foto/matita-tavolo-documenti-grafici-7605981/

























