Genocidio: qual è il significato di una parola che si fa ancora fatica a pronunciare rispetto a quanto sta accadendo a Gaza? Una parola che suona come uno slogan da tifoseria per alcuni e come un accorato grido d’allarme per altri. Eppure la parola genocidio non è una suggestione ma un crimine sancito dal diritto internazionale.
Genocidio: significato di una parola scomoda
Affermare che a Gaza è in corso un genocidio non significa esprimere un’opinione o solidarietà con il popolo palestinese (pur doverosa in questo momento) quanto registrare una realtà di fatto creatasi dopo azioni specifiche. Per riconoscerlo basta consultare la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio. Adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1948, la Convenzione è entrata in vigore a livello internazionale a gennaio del 1951 e nell’agosto del 1952 in Italia.
Siamo, quindi, negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale e il ricordo della Shoà è ancora vivo. I Paesi aderenti alla Convenzione riconoscono il genocidio come un crimine di diritto internazionale, sia esso compiuto in tempo di pace o in tempo di guerra, e si impegnano a punirlo e a prevenirlo.
Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio: cosa prevede
Come si riconosce un genocidio? La Convenzione lo definisce come una serie di azioni commesse con l’intento di distruggere, totalmente o parzialmente, un gruppo che sia nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale. Le azioni che rientrano nella casistica sono:
- uccisione di persone facenti parte del gruppo
- gravi lesioni fisiche o mentali ai componenti del gruppo
- assoggettamento deliberato dei membri del gruppo a condizioni di vita che portano alla loro distruzione fisica, sia totale che parziale
- adozione di misure atte a impedire nascite all’interno del gruppo
- trasferimento forzato di fanciulli fuori dal gruppo
L’articolo III della Convenzione punisce non solo l’atto del genocidio in sé ma anche:
- l’intenzionalità nel commettere il genocidio
- l’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio
- il tentativo di genocidio
- la complicità nel genocidio
Qual è la situazione a Gaza?
Dall’ottobre 2023 a oggi, a Gaza sono morte circa 67.000 persone. Di queste, l’83% sono civili. Tali numeri, diffusi dal Ministero della Salute palestinese gestito da Hamas, sono considerati i più attendibili da parte dell’Onu e da diverse agenzie non governative. I feriti, invece, ammontano a più di 155.000.
Secondo Save the Children i bambini morti in questi ultimi 23 mesi sono più di 20.000 mentre quelli rimasti feriti sono circa 42.000.
Secondo il Global Nutrition Cluster, nel mese di luglio 2025 sono stati registrati circa 13.000 accessi ospedalieri per malnutrizione acuta. Di questi, il 22% era rappresentato da casi di grave malnutrizione acuta. Il dato su base mensile più alto dall’ottobre 2023. Save the children denuncia, inoltre, che 132.000 bambini sotto i cinque anni sono a rischio di morte per fame.
Nel mese di agosto 2025, FAO,UNICEF, WFP e OMS hanno dichiarato lo stato di carestia a Gaza.
Il 97% degli ospedali di Gaza è distrutto.
Mentre la popolazione palestinese, dopo l’ultima offensiva israeliana, sparisce tra le macerie o sfollata, esponenti del governo israeliano e americano rendono pubblici i loro progetti turistico-immobiliari sulla Riviera di Gaza.
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In copertina foto di abdulla alyaqoob da Pixabay
























