Una scarpa può essere corretta in lunghezza e risultare comunque scomoda dopo pochi minuti. Il tallone sembra al suo posto, davanti alle dita rimane spazio sufficiente, eppure sui lati dell’avampiede compare una pressione fastidiosa. È una situazione comune perché il numero indicato sulla scatola descrive soltanto una parte della calzata. La lunghezza del piede, la sua larghezza, la forma dell’avampiede e il volume occupato all’interno della calzatura sono variabili diverse, che una singola cifra difficilmente può rappresentare.
L’analisi del fitting delle calzature conferma quanto sia riduttivo considerare soltanto il numero. Una pubblicazione sul Journal of Foot and Ankle Research, basata su 18 studi, ha rilevato una presenza consistente di calzature non adeguate alle dimensioni del piede, con problemi riferibili tanto alla lunghezza quanto alla larghezza. In alcuni campioni la scarpa risultava più stretta del piede soprattutto nella zona anteriore. Il punto, quindi, non è semplicemente acquistare una taglia più grande: aumentando il numero si guadagna soprattutto lunghezza, mentre la geometria generale della scarpa può continuare a non corrispondere a quella del piede.
Numero, pianta e volume interno
Il numero indica principalmente la relazione tra la lunghezza del piede e quella della calzatura. La pianta riguarda invece la dimensione trasversale, soprattutto nella zona dei metatarsi e dell’avampiede. A queste due misure si aggiunge il volume interno, cioè lo spazio tridimensionale disponibile per piede e collo del piede. Due persone possono quindi utilizzare lo stesso numero pur avendo necessità molto differenti: una può avere un piede relativamente stretto e alto sul collo, un’altra una pianta ampia ma poco voluminosa. Anche due scarpe dello stesso numero possono vestire in modo sensibilmente diverso a causa della forma utilizzata per costruirle.
I segnali pratici di una calzata troppo stretta sono spesso abbastanza riconoscibili senza dover attribuire loro un significato medico: pressione laterale persistente, dita costrette fra loro, pelle che resta segnata dopo aver tolto la scarpa, sensazione che l’avampiede spinga contro i bordi oppure necessità di allentare eccessivamente lacci e cinturini. Una scarpa corretta in lunghezza non dovrebbe richiedere al piede di adattarsi comprimendosi lateralmente. Anche il materiale conta: una tomaia relativamente cedevole può assecondare alcune differenze di forma, ma non può trasformare una geometria strutturalmente troppo stretta in quella appropriata. La ricerca sulla biomeccanica delle calzature mostra inoltre che geometria, flessibilità, rigidità e distribuzione delle pressioni interagiscono tra loro; il comfort, quindi, deriva dall’insieme del progetto e non da un’unica misura.
Sneakers, sandali e scarpe eleganti richiedono spazi diversi
La larghezza va letta anche in funzione del modello. Una sneaker destinata a molte ore di cammino deve lasciare all’avampiede uno spazio coerente con il movimento del piede e, nello stesso tempo, mantenere una buona tenuta nella zona posteriore. Scegliere semplicemente un numero superiore per guadagnare spazio lateralmente può creare un altro problema: il piede può scorrere longitudinalmente e il tallone può risultare meno stabile. Nei sandali entrano in gioco anche posizione e regolazione dei cinturini, perché una suola sufficientemente larga non garantisce una buona calzata se le fasce attraversano il piede in punti poco compatibili con la sua forma.
Ballerine e décolleté pongono un problema ancora diverso. Il volume disponibile è generalmente più contenuto rispetto a quello di una sneaker e l’avampiede assume quindi un ruolo decisivo. Nelle calzature più aperte sul collo del piede bisogna inoltre evitare che una maggiore larghezza si traduca automaticamente in scarsa tenuta. Gli stivaletti aggiungono un’ulteriore variabile: oltre all’avampiede contano il collo del piede, la struttura della tomaia e il sistema di apertura. Fare riferimento a scarpe a pianta larga da donna significa perciò andare oltre l’idea di una scarpa semplicemente “più grande”: l’obiettivo è ottenere spazio dove occorre preservando stabilità, appoggio e coerenza con l’uso previsto. Studi sul comfort delle calzature hanno infatti mostrato che le caratteristiche dimensionali interne e quelle strutturali contribuiscono insieme alla percezione durante la stazione eretta, la camminata e attività più dinamiche.
La proposta Vionic: larghezze diverse all’interno di modelli differenti
È su questa distinzione tra lunghezza e forma del piede che si inserisce la proposta di Vionic Shoe. La sezione dedicata alla pianta larga comprende attualmente soprattutto modelli da donna e riunisce sneakers, sandali, ballerine, mocassini e stivaletti, con varianti indicate come Wide o Wide-Larga accanto, in alcuni casi, alla vestibilità Medium. La collezione mostra quindi un approccio nel quale la larghezza viene trattata come una caratteristica specifica della calzata e non come semplice conseguenza dell’aumento del numero.
La ballerina Klara, per esempio, viene proposta sia con calzata Medium sia Wide-Larga e presenta una punta squadrata e un plantare rimovibile; la Mary Jane Alameda utilizza un plantare in EVA rimovibile e viene dichiarata adatta a larghezze Wide E. Tra gli stivaletti, Catina e Abby sono disponibili in versione Wide-Larga; quest’ultimo integra un plantare VIO MOTION con supporto sagomato, ammortizzazione e tallone profondo. Nei sandali compaiono invece modelli come Brea, dichiarato adatto a larghezze Wide E e dotato di plantare VIO MOTION, supporto dell’arco sagomato, tallone profondo e intersuola in EVA. Chi cerca scarpe a pianta larga da donna può così confrontare non soltanto la misura, ma anche struttura, destinazione d’uso e sistema di supporto.
Più spazio non significa automaticamente una scarpa migliore
L’offerta Vionic offre la possibilità di ragionare sulla calzata come combinazione di vari parametri. Anche alcune sneakers della linea Wide utilizzano intersuole in EVA, plantari rimovibili e la tecnologia VIO MOTION, che il marchio descrive come un sistema basato su supporto dell’arco, ammortizzazione, stabilità del tallone e flessibilità dell’avampiede. La City Walk, per esempio, dichiara un tallone profondo, supporto plantare sagomato, EVA ammortizzante e una larghezza Wide E. Sono caratteristiche costruttive che possono essere valutate insieme alla larghezza, senza attribuire alla scarpa un ruolo terapeutico che non le compete.
La stessa prudenza vale per la scelta della pianta larga. Avere dolore al piede non significa automaticamente avere bisogno di una calzatura Wide, e una scarpa più larga non è per definizione più confortevole per chiunque. Una larghezza eccessiva può ridurre la capacità della tomaia di trattenere correttamente il piede, così come una larghezza insufficiente può creare compressioni. Per questo Vionic segnala, nelle schede di diversi modelli Wide, che la vestibilità è effettivamente più ampia rispetto alla standard e suggerisce in alcuni casi di valutare mezzo numero in meno: un’indicazione che rende evidente quanto numero e larghezza debbano essere considerati congiuntamente.
Maggiori informazioni su Vionic Shoes sul sito https://vionicshoe.it/


























