Migliorare la produttività agricola non significa soltanto raccogliere più cibo. Significa anche ridurre la pressione sulle foreste, preservare gli ecosistemi naturali e trovare un equilibrio tra le esigenze di una popolazione mondiale in crescita e la tutela dell’ambiente. È questo il messaggio centrale dell’analisi pubblicata da Our World in Data, secondo cui aumentare le rese agricole rappresenta una delle strategie più efficaci per combattere la fame globale senza continuare a consumare nuove superfici naturali.
L’agricoltura ha trasformato il pianeta
Negli ultimi diecimila anni l’espansione dell’agricoltura ha cambiato profondamente il volto della Terra. Oggi circa la metà delle terre abitabili del pianeta è destinata a coltivazioni e allevamenti, mentre vaste aree di foreste, praterie e habitat naturali sono state convertite in terreni agricoli. Questa trasformazione ha rappresentato uno dei principali fattori della perdita di biodiversità a livello globale. Secondo gli esperti, il consumo di suolo legato all’agricoltura riceve spesso meno attenzione rispetto a problematiche come il cambiamento climatico o l’inquinamento da plastica, nonostante abbia un impatto diretto sulla sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali.
Oggi possiamo produrre di più usando meno terra
Per migliaia di anni l’unico modo per aumentare la produzione alimentare è stato quello di dissodare nuovi terreni. Oggi, invece, la situazione è cambiata grazie ai progressi della ricerca, della genetica vegetale, della meccanizzazione, dell’irrigazione e delle moderne tecniche agronomiche. Negli ultimi sessant’anni, ad esempio, la resa media del grano è passata da circa una tonnellata a oltre tre tonnellate e mezza per ettaro. Incrementi analoghi hanno interessato molte altre colture fondamentali per l’alimentazione mondiale. Questo significa che oggi è possibile produrre la stessa quantità di cibo utilizzando una superficie molto inferiore rispetto al passato. Anche il consumo di terreno agricolo per abitante è diminuito sensibilmente, mentre la disponibilità di cibo pro capite è aumentata in tutte le principali aree del mondo.
La sfida della domanda alimentare
I progressi ottenuti non bastano. Secondo le stime riportate da Our World in Data, entro la metà del secolo la domanda mondiale di alimenti potrebbe aumentare tra il 35% e il 56%, trainata dalla crescita della popolazione e dal miglioramento delle condizioni economiche in molti Paesi. Per soddisfare questa richiesta senza sacrificare nuovi ecosistemi sarà indispensabile continuare ad aumentare la produttività dei terreni già coltivati. Gli studiosi parlano di “yield gap”, ovvero il divario tra le rese effettivamente ottenute dagli agricoltori e quelle che potrebbero essere raggiunte adottando tecniche più efficienti e sostenibili.
Un’opportunità soprattutto per l’Africa
Le differenze tra le diverse regioni del mondo restano molto marcate. In numerosi Paesi dell’Africa subsahariana le rese agricole sono ancora nettamente inferiori alla media mondiale. Migliorarle significherebbe non solo aumentare la disponibilità di cibo, ma anche ridurre la povertà rurale, incrementare i redditi degli agricoltori e limitare la necessità di convertire nuove aree naturali in campi coltivati.
Più cibo e più natura possono convivere
Secondo gli esperti, il futuro non impone necessariamente una scelta tra nutrire la popolazione mondiale e proteggere la biodiversità. Al contrario, l’innovazione agricola può consentire di raggiungere entrambi gli obiettivi. Investire nella ricerca, sviluppare varietà più produttive, migliorare l’uso dell’acqua e diffondere pratiche agricole sostenibili rappresentano strumenti fondamentali per produrre più alimenti consumando meno risorse. Se questa strada sarà perseguita con decisione, sarà possibile ridurre la fame nel mondo e, allo stesso tempo, restituire spazio agli ecosistemi naturali, favorendo il recupero della fauna e della flora selvatiche.


























