Ci sono nella lingua italiana e nei suoi dialetti tantissimi termini per alludere alla mancanza di virilità in un uomo. Altrettanti ce ne sono nelle varie lingue straniere.
Talvolta basta non essere appassionati al calcio, alle auto sportive, guidare con prudenza, cucinare, stendere i panni di famiglia o tenere un attimo in un negozio la borsetta di tua moglie mentre lei sta provando un vestito in un camerino.
Spesso queste cose cominciano da bambino. Se per caso sei un tipo tranquillo che non devono metterti una camicia di forza ogni volta che ti portano in giro, finisce che invece di lasciarti a casa con una babysitter addestrata ad Alcatraz come capita invece a tuo fratello, tua madre si fa accompagnare da te dal parrucchiere, dalla sarta e in mille altri luoghi in cui le donne fanno discorsi di fronte ai quali, secondo me, più che dei veri uomini bisogna proprio essere dei supereroi per potervi sopravvivere, ma la cosa non viene affatto percepita così.
Infatti quando torni a casa con le tasche piene di caramelle e cioccolatini che ti ha regalato la ragazza della manicure “perché sei davvero un tesorino”, hai un bel da distribuirli generosamente tra i tuoi amici del cortile in attesa di riconoscenza, perché lì scopri che, per come te li sei guadagnati, la tua reputazione è rovinata per sempre. Gente di dieci anni che nemmeno sa cosa sia un cicisbeo o uno gigolò, sa comunque farti sentire come se tu lo fossi, anche se tu di anni non ne hai nemmeno sei e cosa sia un cicisbeo e uno gigolò non lo sai nemmeno tu.
Io in realtà di tutte queste cose me ne sono sempre altamente fottuto.
Non mi sono mai sentito in dovere di farmi piacere il calcio, adoro cucinare, guido piano come una canzone, se c’è da stendere stendo anche se una donna una volta vedendomi ha detto a mia moglie: “Al mio paese gli uomini li allevano da maschi veri”.
E sebbene quando mia moglie mi abbandona con la sua borsetta io detesti la cosa, in fondo non la detesto di più di quando mia madre mi obbligava a mettermi la giacca e la cravatta per andare al liceo, ma dato che sono ormai adulto non sento minimamente l’esigenza di appallottolarla dentro un sacco e ficcarla in una crepa in alto sopra lo sciacquone di un bagno della stazione per andare in giro per la città con la camicia sbottonata, e recuperarla giusto prima di rientrare a casa come facevo a sedici anni. Oggi sono un uomo maturo e soprattutto se mi fregano il cellulare di mia moglie non c’è più mio padre a difendermi come aveva dovuto fare da mia madre quando uno più alto di me si era fregato la mia giacca e la cravatta.
C’è però una cosa che riesce assolutamente a farmi sentire come se un uomo non lo fossi in fondo davvero, e questa cosa sono le riparazioni domestiche.
Basta una presa elettrica allentata, una serratura che si blocca, un rubinetto che perde, e tutta quella sequela di insulti di fronte ai quali non ho battuto ciglio in mille altre occasioni mi piantano un cacciavite nella schiena all’altezza del cuore. Quello stesso cacciavite che in mano mia è la cosa più inutile del mondo.
In parte so da cosa derivi questa mia fragilità. Se voi entraste nel laboratorio di mio padre anche oggi che mio padre non c’è più, trovereste un attrezzatura sufficiente a svolgere qualsiasi attività che sia compresa tra il sincronizzare il bilanciere di un Longines da polso del 1930 e il costruire un velivolo a motore, e credetemi non sto inventando. Nel laboratorio di mio padre ci sono più attrezzi che nel reparto “meccanica” del Brico Center, e lui sapeva usarli con perizia tutti quanti!
Io invece quando tento di cambiare una presa elettrica faccio saltare la luce a un intero isolato di città con tre ristoranti aperti (fatto per davvero un sabato sera di trentasei anni fa)…tento di eliminare una infinitesimale perdita di una vaschetta ad incasso di un bagno e rendo inagibile una camera di un agriturismo a caso per tre giorni in alta stagione (fatto oggi e, dato che l’agriturismo è il nostro, spero che l’idraulico di fiducia intervenga prima del quarto giorno perché sennò pago pure una penale e a quel punto mi conviene espatriare).
Voi direte: “Sono cose che capitano”.
Io dirò: “Col cazzo?”. Anche se in questi casi a me sembra proprio di non averlo.


























