In Italia si stimano ogni anno 87mila nuove diagnosi di tumori della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Si tratta di malattie molto eterogenee, che richiedono diagnosi appropriate e, soprattutto, percorsi di cura personalizzati. La frequenza dell’incidenza risente anche dell’invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie, di fattori di rischio modificabili, come il fumo. Sono alcuni dei temi al centro del XXXVI Congresso nazionale della SIUrO (Società Italiana di Uro-Oncologia). Fino a sabato 3 ottobre, oltre 250 specialisti di diverse branche della medicina sono riuniti a Torino per fare il punto sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari.
Al tema della prevenzione è dedicata una delle sessioni del meeting. «I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi – afferma Rolando Maria D’Angelillo, presidente SIUrO –. Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni. A differenza dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste, infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una neoplasia molto diffusa, che fa registrare oltre 40mila diagnosi ogni anno. Sono in corso alcune esperienze pilota regionali basate sulla valutazione del rischio. Il test del Psa – continua – può essere considerato dopo un colloquio informato con il medico sui possibili benefici e danni. Se il risultato richiede approfondimenti, può essere indicata una risonanza magnetica multiparametrica prima di decidere se effettuare una biopsia».
Il solo Psa potrebbe non bastare
Per Giovanni Pappagallo, vicepresidente di SIUrO, «un programma di screening basato sul solo Psa, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato. Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario. Il tumore della prostata è tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate negli uomini. La sfida è quindi individuare precocemente le forme clinicamente significative negli uomini effettivamente a maggior rischio, per esempio per familiarità o per alcune mutazioni genetiche ereditarie, come quelle del gene BRCA2». «Come SIUrO riteniamo che il ricorso al test del Psa non debba essere indiscriminato, ma inquadrato in linee di indirizzo condivise con la medicina generale – sottolinea D’Angelillo –. Vanno previsti criteri espliciti per l’avvio, la prosecuzione e la sospensione di questo esame in base all’età, alle comorbidità, al rischio individuale e alle preferenze della persona».
Sessualità e qualità della vita
Sempre al congresso di Torino, un’altra sessione è dedicata al tema della sessualità nei pazienti trattati per un tumore urologico. «Oggi, con l’avvento di terapie sempre più mirate e trattamenti di combinazione, per molti pazienti si può parlare di lunga sopravvivenza, se non addirittura di guarigione – assicura Alberto Lapini, coordinatore SIUrO Academy –. Ecco che allora acquista sempre più importanza la qualità della vita. Un aspetto fondamentale in questo ambito è la sessualità. Il problema, anche se più sentito nel sesso maschile, in realtà interessa anche le donne, ma, cosa più importante, è sempre un problema di coppia. La chirurgia oggi deve tenere conto anche di questo e, dove possibile, attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale. In tal senso operano la chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e le tecniche chirurgiche meno demolitive (sexual-preserving techniques), utilizzabili in casi selezionati di carcinoma vescicale in entrambi i sessi».
Foto di Tara Winstead: https://www.pexels.com/it-it/foto/simbolo-supporto-raso-nastro-blu-7723618/

























