Su la Sindrome Dislogica... Quanno chi dovrebbe insegnatte a ragionà è er primo che nun ce riesce o nun c’ha interesse a fallo.
È molto importante iniziare a presentare correttamente un argomento tanto rilevante quanto sostanzialmente sconosciuto e, almeno in Italia, sorprendentemente trascurato: la Sindrome Dislogica.
Iniziamo dalla definizione di Dislogia (tatta da: INTELLIGERE – Introduzione alla Logica Pura)
Dal greco dys-: prefisso che indica alterazione con valore peggiorativo, es.: disfunzione.
Dal greco logos: discorso, ragionamento, ragione, studio, teoria.
Da cui: alterazione dell’attività di pensiero/ragionamento riguardante l’incapacità acquisita di organizzare correttamente i contenuti mentali esperienziali attraverso i corrispettivi connettivi logici.
Ovvero, attraverso le forme logiche binarie di interazione tra oggetti della realtà, le quali risultano apprese non dall’ambiente naturale, ma da un ambiente distorto, che offre forme non strutturate, incostanti, superficiali e inadeguate a rispondere ai bisogni psico-fisici relativi alle interazioni sociali e alla sopravvivenza.
La Dislogia, secondo il modello proposto in INTELLIGERE, è quindi in estrema sintesi un deficit acquisito nell’applicazione degli operatori logici, associato alla difficoltà del soggetto di riconoscere autonomamente gli errori inferenziali che ne derivano.
Anche si sei Dislogico, arivi comunque a capì da solo quanto po’ esse grave esse affetti da na cosa der genere.
Nel modello della Dislogia, tali deficit non presuppongono alterazioni patologiche del sistema nervoso o disturbi psichici, ma vengono ricondotti principalmente alle modalità ambientali ed esperienziali attraverso le quali gli operatori logici sono stati conosciuti e appresi.
Pé capisse tera tera:
Il deficit dislogico è concettualmente analogo a un deficit discalculico non patologico: così come un soggetto che non abbia appreso correttamente le operazioni aritmetiche può produrre calcoli errati senza rendersene conto, il soggetto dislogico, non avendo appreso correttamente le operazioni logiche, può produrre ragionamenti errati senza riconoscere autonomamente gli errori inferenziali commessi.
Tra le manifestazioni che il modello della Dislogia riconduce a difetti nell’applicazione degli operatori logici figurano alcuni bias cognitivi. Particolarmente significativi sono gli errori documentati dagli studi sul ragionamento condizionale di Peter Wason e Philip Johnson-Laird, che hanno evidenziato difficoltà sistematiche anche in soggetti adulti istruiti. Tali risultati mostrano che la formazione scolastica e accademica, da sola, non garantisce la corretta applicazione delle relazioni logiche fondamentali.
E qui dovresti avé ’ntuito perché l’istituzioni se ne dovrebbero occupà.
Una delle manifestazioni più evidenti di questo problema, secondo il modello della Dislogia, riguarda le modalità con cui la logica e le strutture inferenziali integrate nel linguaggio naturale vengono trasmesse e apprese nell’ambiente sociale e culturale, prevalentemente urbano.
La Logica Pura, che nel modello proposto deriva dalla diretta esperienza sensoriale della realtà, non trova attualmente una diffusione sistematica nell’insegnamento. La logica classica e le logiche non classiche vengono invece prevalentemente presentate attraverso formalizzazioni teoriche e matematiche, non sempre direttamente riconducibili alle relazioni esperienziali della realtà naturale. Questa distanza tra formalizzazione teorica ed esperienza concreta può ostacolare l’acquisizione di una comprensione operativa delle relazioni logiche, favorendo un apprendimento prevalentemente formale o mnemonico.
Te starai sicuramente a chiede: ma quanto è serio e nda do viene sto grave problema?
Ce credi che l’aritrovi persino su la Bibbia?
E’ ‘n problema millenario, ‘ntanto mo te ne do’ quarche accenno interessante, poi ner tempo approfonniremo:
Dal Vangelo secondo Luca, capitolo 11, versetto 52 (Luca 11,52 – traduzione CEI 2008).
Gesù si rivolge ai dottori della Legge, accusandoli di aver sottratto la chiave della conoscenza.
«Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito».
Che vordì?
Gesù formula tre accuse precise:
- Hanno sottratto la chiave della conoscenza: coloro che avrebbero dovuto facilitare la comprensione delle Scritture ne hanno ostacolato l’accesso.
- Non sono entrati: gli stessi esperti della Legge non hanno raggiunto la conoscenza autentica alla quale avrebbero dovuto condurre gli altri.
- Hanno impedito agli altri di entrare: attraverso la loro autorità e il loro insegnamento hanno ostacolato anche chi cercava di comprendere.
E questo è grave aoh!!
Il rimprovero di Gesù è formulato in un contesto religioso, ma contiene una struttura concettuale che si applica anche alla conoscenza umana in generale.
I dottori della Legge non svolgevano una funzione esclusivamente religiosa nel senso moderno del termine: erano esperti della Legge mosaica e autorità interpretative, normative e educative, in una società nella quale religione, diritto, istruzione e organizzazione sociale erano profondamente intrecciati.
Nella società giudaica del I secolo, la Legge riguardava anche:
- Giustizia e controversie tra persone.
- Norme sociali e comportamentali.
- Rapporti economici e familiari.
- Istruzione e trasmissione della conoscenza.
- Interpretazione delle norme e formulazione dei giudizi.
Erano quindi autorità interpretative e normative, in una società nella quale diritto, religione, istruzione e organizzazione sociale erano profondamente intrecciati.
Hai capito?
Nel significato storico di Luca 11,52, la gnōsis riguarda soprattutto la conoscenza di Dio, delle Scritture e della via verso la salvezza.
Ma il termine greco γνῶσις (gnōsis) significa conoscenza, e non designa necessariamente la conoscenza solamente religiosa.
Nella cultura greca esistevano già riflessioni autonome su conoscenza, ragionamento, verità e sapienza.
Con questo non si vuole dimostrare che Gesù stesse parlando della conoscenza scientifica o filosofica in generale, ma la critica espressa nel passo citato sopra consente di individuare, per analogia, un problema epistemologico più generale: il rapporto tra autorità, conoscenza e ostacoli alla sua acquisizione
E mo senti sti passi bibblici che criticheno la sapienza umana, a prescinde da l’autorità che c’ha:
Isaia 5,21
«Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti».
Presunzione intellettuale.
1 Corinzi 8,2
«Se qualcuno crede di conoscere qualche cosa, non ha ancora imparato come bisogna conoscere».
Questo passo è particolarmente interessante sul piano epistemologico: distingue il possesso presunto della conoscenza dalla comprensione di che cosa significhi realmente conoscere.
1 Corinzi 3,18
«Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente».
Paolo mette in discussione la pretesa autosufficienza della sapienza umana.
Mica sò cose che sto a di io aoh!!
To sta dì a Bibbia.
Da Luca 11,52 si possono astrarre almeno tre problemi epistemologici generali:
Primo: l’autorità non garantisce la conoscenza.
Un soggetto può essere socialmente riconosciuto come esperto senza possedere una comprensione adeguata di ciò che insegna.
Tipo er barone accademico, pe capisse.
Secondo: la trasmissione del sapere può diventare un ostacolo alla conoscenza.
Un’autorità può imporre interpretazioni, escludere alternative o trasmettere conclusioni senza rendere disponibili le premesse e le giustificazioni necessarie.
Terzo: chi pretende di possedere la conoscenza può impedire ad altri di svilupparla autonomamente.
Questo riguarda il rapporto tra autorità epistemica, libertà di indagine e capacità critica.
Sono problemi che ritroviamo nella filosofia della conoscenza, nella pedagogia e nella sociologia del sapere.
Voi ‘n parallelo filosofico ancora più preciso?
Apologia di Socrate di Platone.
Socrate racconta di aver interrogato uomini politici, poeti e artigiani considerati sapienti, scoprendo che alcuni presumevano di conoscere anche ciò che di fatto non conoscevano.
Il principio socratico è diverso da quello evangelico, ma presenta un’affinità significativa: la consapevolezza dei limiti della propria conoscenza è una condizione fondamentale dell’indagine razionale.
Il problema del deficit dislogico, dunque, non riguarda soltanto la capacità individuale di ragionare correttamente, ma anche le modalità attraverso le quali tale capacità viene acquisita, sviluppata e trasmessa.
E’ ‘nteressante a Dislogia?
Approfonniremo presto.





















