Cercando di capire, l’intruglio di emozioni che si sono affollati nei miei pensieri, per le notizie inquietanti che si leggono costantemente, e non volendo essere la solita voce che profetizza un futuro funesto, voglio riflettere su quello che chiamo la cultura dell inganno.
L’inganno è quando menti su ciò che ti circonda, dando un significato diverso a ciò che ti sta intorno.
Dovremmo rifuggire da questa mentalità che si espande a macchia d’ olio dai più anziani ai più giovani, dove tutto si giustifica, dove la paura fa guardare dall’ altra parte, dove la mattina si grida pieni di orrore per la morte assurda di un ragazza e la sera ridiamo di facezie con programmi elusivi, e ci giustifichiamo perché non si può fare altro. Ci siamo convinti che avere opinioni e non fare sia il modo giusto per essere bravi, intelligenti, presenti e capaci. Poi la nostra memoria ci ricorda che è lo scendere in campo, il capire, il costruirsi un’ opinione, è fare il futuro.
L’Inganno sta nel fare dal divano di casa nostra, senza esporci, senza agire, solo dire, senza pensare come mettere in pratica ciò che pure chiamiamo opinione. L’inganno, l’avvilimento emotivo ci pervade, togliendo il gusto di un domani costruito, rispetto ad un domani confezionato, e artificialmente intelligente L’inganno è lì, nella comodità di non esporci, con il compagno, con i figli, con i genitori, siamo essi anziani o giovani, giovani con giovani, anziani con tutti.
Ci impedisce di scegliere, ci obbliga a uniformarci, a credere che non è il pensare ma il seguire la vera linfa del futuro. Se questo è l’inganno che stiamo consumando sulla nostra pelle, qual è la cura, forse dubitare, non conformarsi, riflettere, pensare fuori dagli schemi. Non sempre, sarebbe troppo, e impossibile credo, ma una volta, poi magari due, ecco forse sapremo almeno da che parte sta ciò che vogliamo , non ciò che ci dicono che siamo.
Immagine di copertina: DepositPhotos
























