Spionaggio e intrighi internazionali
La Morte sulla Joannis di Carmine Mari edito da Homo Scrivens è un thriller storico che unisce rigore documentario e ritmo narrativo, restituendo al lettore il respiro inquieto di un continente sull’orlo del baratro.
In un’Europa scossa da tensioni politiche e sociali che preludono alla Prima Guerra mondiale, la nave Joannis, diretta verso la Russia, è costretta a riparare nel porto di Salerno a causa del maltempo. Il suo arrivo porta con sé un carico umano variegato, tra cui uomini d’affari dai profili ambigui, studiosi eccentrici, profughi in cerca di nuove certezze, giornalisti visionari e viaggiatrici su cui punterà gli occhi il commissario Danio Merli.

Un duplice omicidio viene scoperto a bordo, e a seguire le indagini è il proprio il commissario Danio Merli, un giovane lombardo dal carattere elegante e implacabile, costretto a muoversi tra piste contraddittorie e indizi che sembrano svanire a ogni passo. Al suo fianco viene coinvolto come interprete Edoardo Scannapieco, portiere d’albergo salernitano e giornalista freelance, dotato di un intuito sensibile alle sfumature e ai non detti. Tra i corridoi della Joannis, dove ogni identità può essere una maschera, la ricerca della verità si intreccia con dinamiche politiche, spionaggio e rivalità tra imperi sull’orlo del conflitto.
Ma in un clima così teso, c’è anche posto per l’amore. Edoardo incontra Taline Davtyan, giovane armena legata a ideali rivoluzionari e a missioni clandestine. Il loro incontro aggiunge una dimensione emotiva a una trama già densa di tensioni, cospirazioni e giochi di potere.
Carmine Mari vive e lavora a Salerno. Fra i suoi romanzi Hotel d’Angleterre (2021), vincitore del premio letterario Giallo al Centro di Rieti; Il fiore di Minerva (2022); L’alfiere d’Oriente (2024).
Come di consueto, ringrazio Carmine Mari per questa interessante intervista, ricca di spunti e curiosità.
“Morte sulla Joannis” di Carmine Mari
Salve Carmine, lei non è nuovo ai nostri lettori. L’abbiamo intervistata nel 2022 in occasione dell’uscita delFiore di Minerva. Ci fa un bilancio di questi ultimi anni in merito alla sua scrittura? Ha notato delle evoluzioni? Se sì, di che tipo?
Lo voglio sperare. Penso sia la capacità di non perdersi in dettagli che spesso appesantiscono il racconto rendendolo didascalico. Obiettivo di ogni autore è quello di migliorarsi, di evolversi; si tratta di un processo lento e quotidiano che passa attraverso la lettura, l’esercizio e la sedimentazione delle parole, gli attrezzi del mestiere e, come un abile artigiano, è necessario fare pratica con questi attrezzi, ogni giorno.

Morte sulla Joannis è un thriller che intreccia la sua fantasia a fatti realmente accaduti. Qual è stato l’avvenimento o il personaggio reale a cui si è ispirato per iniziare a inventare la sua storia?
Le prove generali del genocidio armeno e la tragedia di quel popolo, delle donne e dei bambini soprattutto, degli individui più indifesi. La donna resta centrale nelle mie storie, un universo che mi affascina per la sua complessità. In morte sulla Joannis, c’è solo un personaggio preso a prestito dalla realtà, il professore Boldmann, ispirato dal vero professore, Ludwig Boltzmann, il fisico che ha studiato e messo a punto la formula dell’entropia; il disordine ineluttabile dell’universo, quel disordine a cui tendeva il mondo in quel periodo. Solo allora?
Il protagonista del libro, Edoardo Scannapieco, lo è anche del libro precedente, Hotel D’Angleterre. Si tratta di un sequel? Il giornalista sarà il protagonista anche di altri suoi romanzi?
Morte sulla Joannis è un capitolo a sé, anche se si ripresentano alcuni tra i personaggi di Hotel D’Angleterre. La lettura di un romanzo a mio avviso deve essere un’esperienza unica, che abbia un termine.
Lei è salernitano e i suoi libri hanno sempre un legame con la sua città. Che importanza ha la storia nei suoi romanzi e nella sua vita?
Il legame con le proprie origini mi ha sempre affascinato, ma ho provato a metterlo in relazione con ambiti più vasti, che non guardasse al proprio ombelico. Il presente lo viviamo ed è difficile attribuirgli un senso. Inoltre il presente invecchia subito. La storia con la “s” maiuscola è parte di noi e trovo interessante scoprire quanta parte di essa ci rappresenti e ci plasmi. Provo a farlo nei miei romanzi ed ancorarla al presente incerto.

Ci racconta qualche sua abitudine di scrittura? Anche strana. Non so, alcuni scrittori, ad esempio, ci hanno raccontato che hanno bisogno del silenzio assoluto, altri, che non iniziano a scrivere senza avere accanto una tazza di caffè e via dicendo. E lei?
Niente di speciale. Uso il taccuino per appuntare anche una semplice parola e lo porto con me, come la coperta di Linus. Sveglia alle 5, o giù di lì, e si inizia. È il momento migliore, quando la città dorme ancora e c’è silenzio. A sera rivedo ciò che ho scritto, aggiungo, taglio, prendo appunti quando leggo e poi a nanna, sperando che il sonno porti consiglio. La scrittura è un’attività costante, un esercizio quotidiano, così come fare sport.
























