Palestina e Israele: si può ancora parlare di due popoli, due Stati? L’idea, nata agli inizi del Novecento, per assicurare una convivenza pacifica tra il popolo ebreo e quello arabo non ha mai trovato una realizzazione effettiva. Ora che il popolo palestinese è stato decimato, Hamas è al potere ed è in atto l’ultima offensiva nella Striscia di Gaza, sembra addirittura impossibile da attuare.
Palestina e Israele: un po’ di storia
Per completare l’opera iniziata un secolo fa occorrerebbe che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite riconoscesse lo Stato di Palestina così come già fatto per lo Stato di Israele nel 1948. All’indomani della Prima Guerra Mondiale, la Società delle Nazioni attraverso il sistema dei Mandati, aveva affidato la Palestina alla Gran Bretagna perché quest’ultima la accompagnasse verso l’indipendenza. Rifiutata sia dagli ebrei che dagli arabi la prima proposta di un unico Stato di Palestina in cui poter convivere, nacque l’idea di due popoli, due Stati. Un’idea che troverà una proposta concreta solo dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1947, infatti, l’ONU (subentrato alla Società delle Nazioni), propose, con la risoluzione 181, un piano di partizione della Palestina tra ebrei e arabi. Il piano prevedeva la creazione di due Stati, uno ebraico, l’altro arabo, mentre Gerusalemme sarebbe stata sotto il controllo internazionale. La proposta non era molto equa poiché assegnava al popolo ebreo più della metà del territorio totale, le zone più floride e ricche e uno sbocco sul mare molto più ampio.
Il risultato della proposta fu:
- i palestinesi non accettarono il piano
- gli ebrei, che invece erano favorevoli al piano, nel 1948 dichiararono unilateralmente la nascita dello Stato di Israele
- l’ONU riconobbe Israele con confini più ampi di quelli previsti dalla risoluzione 181.
La Palestina, invece, è uno Stato osservatore non membro dell’ONU dal 2012.
Riconoscere uno Stato…
Quali sono le condizioni che il diritto internazionale richiede per il riconoscimento di uno Stato? La Convenzione di Montevideo del 1933 stabilisce quattro punti fondamentali:
- Popolazione permanente
- Territorio definito
- Potere di governo esclusivo
- Capacità di entrare in relazione con altri Stati dal punto di vista politico e diplomatico
… quali condizioni?
Tutti requisiti che un futuro Stato di Palestina possedeva almeno fino a qualche mese fa e che ora rischia di perdere. Vediamo perché:
Popolazione permanente. La popolazione palestinese di Gaza è oggetto di genocidio da parte di Israele e sta per scomparire (lo abbiamo scritto in un altro articolo visibile a questo link). Dal 7 ottobre 2023 a oggi sono morti più di 62.000 palestinesi mentre a Gaza ci sono 1,9 milioni di sfollati su un totale di 2,4 milioni di abitanti.
Territorio definito. Dal 1948 al 2023 Israele ha sistematicamente invaso i territori palestinesi attraverso l’insediamento illegale delle sue colonie. Gli ultimi due territori nei quali i palestinesi erano stati raggruppati erano la Striscia di Gaza e alcuni territori della Cisgiordania. Dal 7 ottobre 2023, Israele ha sferrato un feroce attacco alla Striscia di Gaza e nelle ultime settimane sta procedendo con l’occupazione dell’intero territorio. Contemporaneamente sta puntando al completo controllo militare della Cisgiordania.
Potere di governo esclusivo. A livello politico la Palestina è oggi rappresentata dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Nata nel 1994 sulle ceneri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP), in seguito agli accordi di Oslo del 1993, detiene di fatto molti meno poteri di quanti ne avesse la stessa OLP.
L’ANP, infatti, può decidere in materia di politica estera ma non può organizzare un suo esercito; può avere solo forze di polizia e di sicurezza interna. L’ANP può amministrare gli affari interni della città mentre il controllo generale del territorio è in mano agli israeliani.
Capacità di entrare in relazione con altri Stati dal punto di vista politico e diplomatico. I ridotti poteri dell’ANP inficiano anche questo punto.
Nel 2006 le elezioni in Palestina hanno portato al governo Hamas, un partito politico che ha un potente braccio armato autore di diversi attacchi terroristici compreso quello del 7 ottobre 2023.
Israele e Palestina: cosa accadrà ora?
L’ONU, dicevamo, non ha mai riconosciuto lo Stato di Palestina. Lo hanno riconosciuto 157 Stati membri delle Nazioni Unite sui 193 totali. Il riconoscimento degli ultimi mesi da parte di Paesi quali, ad esempio, Francia, Portogallo, Regno Unito e Canada, ha un carattere simbolico, poiché non risolve la questione, ma al tempo stesso politico.
Ora tutto è legato all’evolversi della situazione a Gaza, ma anche in Cisgiordania, e all’eventuale adozione del Piano di Pace siglato nei giorni scorsi da Trump e Netanyahu che – in verità – non contempla in nessuna parte esplicitamente (ma nemmeno implicitamente) la nascita ed il riconoscimento dello Stato della Palestina.
Anzi, ad onore del vero va sottolineato proprio come questo piano configuri una situazione ad hoc che riporta le lancette della storia a cento anni fa. Il ritorno ad una sorta di protettorato, questa volta, americano però con referente quel Tony Blair ex primo ministro britannico, oggi molto vicino e ben gradito dagli Stati del “Golfo”: Qatar ed Arabia Saudita ma anche Giordania tanto per essere chiari.
Una situazione, diciamo, fluida che potrebbe prendere diverse pieghe ma tutte accomunate da un unico denominatore: la completa dimenticanza del popolo Palestinese che, evidentemente, nello scacchiere geopolitico internazionale non riscuote nessun appeal da parte di nessuno; un popolo che non ha nulla da mettere sul piatto della bilancia e destinato con ogni probabilità ad una nuova diaspora che si aggiungerà alle innumerevoli già subite.

























