Tutti abbiamo ascoltato e commentato le immagini che la TV trasmettono da lunedì scorso, per informarci di ogni dettaglio, opinione, fatto, seppur piccolo, che ci tenga incollati allo schermo. Tra la commozione, la confusione e l’empatia che la scomparsa di Papa Francesco e il suo non essere più in vita, mi rimarranno chiare, il suono di alcuni cellulari nella cappellina mentre la Chiesa ne accertava la morte, segno evidente del mondo che va avanti incurante di chi e di dove.
Papa Francesco: governatore di parole e di spada
Ancora l’accorato bisogno delle persone, che come una domenica delle Palme di due millenni fa, devono acclamare un eroe, per poi lasciarlo andare al suo destino. Cosa dire di nuovo, Papa Francesco è stato sicuramente un governatore di parole e di spada, ha usato la parola come un’arma, denunciandone poi l’ uso indiscriminato senza mezzi termini. Pro o contro ha fatto il suo dovere, ciò per cui era eletto, di tanti altri, a ragion veduta, non si può dire altrettanto.
Nell’attesa del nuovo
Tra qualche giorno lo lasceremo andare, magari in pace, la parola che in vita ha sempre usato e ripetuta più di tutti e più di tutto. La sua figura svanirà lentamente nell’attesa del nuovo, del futuro, come è giusto che sia, c’è da augurarci una cosa però, chiunque arrivi o giunga o vinca, come volete, lo faccia allo stesso modo, fino in fondo per fare ciò per cui è stato chiamato.
Immagine di copertina: DepositPhotos
























