Anno nuovo, poesie nuove. Il 2026 di Setteversi continua con nuove poesie e versi poi da leggere tutti d’un fiato. Vi auguriamo una buona lettura.
Il tempo passa di Silvia Rago
Il tempo passa in un modo strano.
Non sempre fa rumore. A volte scivola piano, si deposita nelle pieghe dei gesti semplici, nelle ore che non hanno nulla da raccontare se non la loro presenza.
Oggi ho messo tutto in pausa.
La frenesia, le cose da fare, le aspettative, il dover essere sempre altrove.
Ho fatto una scelta minuscola e gigantesca insieme: restare.
Restare a casa di mamma.
Restare accoccolata sul divano, senza programmi, senza urgenze, senza dover dimostrare niente a nessuno.
Non è successo nulla di eccezionale, eppure è successo tutto.
Il primo giorno dell’anno avevo bisogno di questo:
di sentirmi figlia.
Di tornare alle origini, come si torna a una lingua antica che il corpo conosce ancora anche se la mente l’ha dimenticata.
Avevo bisogno di fermarmi.
Di sentire la madre di mia madre nella mia.
Quel filo invisibile che attraversa il tempo, le generazioni, le storie non dette, i silenzi ereditati.
È strano, perché io per natura sono una zingara.
Io che ho sempre avuto il cuore in viaggio.
Io che figlia mi sono sentita così poco, così presto diventata altro: donna, madre, creatura in fuga.
Io che ho fatto scelte di vita che mi hanno portata fuori casa prestissimo, come se restare fosse un lusso che non potevo permettermi.
Eppure oggi ero lì.
E bastava.
C’era il suo corpo vicino al mio, il respiro che conosce il mio da prima che io sapessi respirare.
C’era una quiete che non chiede spiegazioni.
C’era il tempo che non correva, non pretendeva, non scappava.
Il tempo che si lascia abitare.
Mi sono resa conto che crescere non significa smettere di essere figlie.
Significa, forse, concedersi il coraggio di tornarlo ogni tanto.
Accettare che dentro di noi convivono la donna che va, che sceglie, che rompe, e la bambina che ancora cerca un posto dove appoggiare la testa.
Oggi ho capito che fermarsi non è una resa.
È un atto di amore.
È dire al tempo: adesso no, adesso resto qui.
È riconoscere che le radici non sono catene, ma rifugi temporanei dove tornare a respirare prima di ripartire.
Il tempo passa, sì.
Ma in giorni come questo non consuma: custodisce.
E io, oggi, mi sono lasciata custodire.
Nuova alba – di Leo Vale
Stagliata nella nebbia del mattino
che rampolla morbidi pensieri
la lapide dell’anno e del suo male,
un sasso conficcato nella terra;
scolpite, nel silenzio della roccia,
insignificate cifre, alfa, omega:
schegge di memorie sconosciute,
rudimentale icona,
estremo gesto resta.
Fermenta una natura ultimordiale,
casta dalle febbri ipocondriache
dagli agitati senni e le coscienze
di una stirpe di divinità ferine.
Natività perduta ritrovata;
nuova alba apre
sopra capitali ormai in rovina,
sorgiva acqua pura che accomuna,
disseta e lava, i cuccioli raduna
nel limpido d’un sogno
a lungo accarezzato.
Foto di cottonbro studio: https://www.pexels.com/it-it/foto/scritto-a-mano-notebook-scrittura-scrivendo-6037572/
























