Dalla scena musicale napoletana arriva una voce che sa unire eleganza, intensità e sperimentazione: Fabiana Martone, cantautrice e interprete dalla sensibilità raffinata, racconta il suo percorso tra jazz, scrittura d’autore e nuove sfide artistiche. In questa intervista ci parla delle sue radici, delle collaborazioni che l’hanno segnata e del progetto solista che segna una nuova tappa del suo cammino musicale.
Chi è Fabiana Martone?
Fabiana Martone, nata a Napoli nel 1980, è una cantante e autrice che ha pubblicato quattro lavori discografici. Al momento collabora con il violinista Lino Cannavacciuolo in un progetto discografico nato da una sinergia per la realizzazione di colonne sonore per produzioni Rai, mentre è al lavoro sulla preproduzione del suo album solista con musicisti come Bruno Tomasello e Luigi Esposito.
Fa parte della Uanema Swing Orchestra come voce e figura anche nel collettivo SeSèMaMà (insieme a Brunella Selo, Annalisa Madonna ed Elisabetta Serio), dove contribuisce testi e musiche.
Nel 2018 è stata finalista al Festival Musicultura con il brano “Memorandum”.
La tua musica attraversa jazz, folk, pop e tradizione partenopea. Come descriveresti oggi la tua cifra stilistica?
Ho fatto e faccio tanta fatica sempre a incasellarmi. Quello che so è che ora mi fa più piacere cercare di raccontare cose che smuovano gli animi ad un risveglio sociale totale… il genere conta relativamente poco. Continuo a scrivere, ho ancora canzoni che saranno racchiuse in un disco che tengo nel cassetto da un pò e che viaggia insieme ai singoli divertenti e divertiti che sono usciti nell’ultimo anno e mezzo. Ma cmq tutto sta virando verso una unica intenzione: quella di riuscire a divulgare insieme alla musica e all’arte in genere, un pensiero attivo circa il senso di appartenenza, non più solo alla società, ma al sistema ben più complesso dell’ecosistema.
Nei tuoi lavori Napoli è spesso presente come luogo reale e simbolico. Quanto la città continua a ispirarti e condizionarti?
Dovete sapere che io sono una di quelle a cui è sempre stato detto: ” ma tu sei brava … te ne devi andare” e io invece non me ne sono mai andata, io so voluta stare qui … Mi dava un fastidio sta cosa… Ma com’è? Ma perché me ne devo andare? Ma restiamo tutti invece? Vabbè tutti non sono rimasti… Anzi molti se ne sono andati.
Io sono rimasta.
Ci ho creduto e va bene così.
Io sono fortunata.
So per certo che avrei fatto meno fatica altrove…
Ma tutto va come deve andare
Vero è che da qualche tempo soffro un po’ a stare qui… direi una bugia se dicessi che non è faticoso: non solo è faticoso fare musica, ma lo è anche fare cose più banali; ci si abitua insomma a situazioni di degrado e abbandono per le quali ci si dovrebbe arrabbiare, e infatti io mi arrabbio… Sarà anche un po’ l’età …
Ripeto, io qui ci so’ rimasta, l’ho scelto e non sono manco mai rimasta con le mani in mano a lamentarmi e a dire che schifo: Napoli me piace assaje ed ho sempre pensato che cmq si sta sempre peggio di qualcuno e meglio di qualcun altro… Andarsene altrove per me sarebbe stato anche non guardare in faccia la realtà.
Però vi assicuro che ogni giorno è una bella sfida… Nel benissimo e nel malissimo… No mezze misure… Alla fine campo così ahah
Sei stata parte di progetti collettivi. Cosa ti lascia ogni esperienza condivisa?
Si mi è capitato spesso di far parte di progetti collettivi.
Sono belli.
Anche se non sembra lasciano sempre un segno.
Uno fra tutti è stato il Crossroad improring: un collettivo di improvvisazione musicale radicale.
Io stavo proprio bene quando mi trovavo insieme a musicisti che si vedevano per la prima volta, senza nessun canovaccio da seguire, ad inseguire invece un flusso invisibile…
Poi band, compagnie, ora un gruppo ristretto per l’Associazione e per realizzare il bosco… Sono sempre dei sogni alla fine… Più veri della realtà… Perché pure se dopo molto tempo li realizzo.
Con “Living in Shadows and Light” hai reinterpretato una grande artista internazionale. Qual è stata la sfida più grande e cosa hai imparato da lei?
Joni Mitchell mi ha aiutato a consolidare il rispetto per un mio istinto che un pò ho sempre bistrattato… Io non mi fidavo di me.
Mo si, almeno molto molto mooolto di più.
Lei ha fatto scelte forti, ha avuto coraggio.
Io non ne avevo proprio.
Ora ne ho di più e poi la tengo come esempio musicale, melodico, armonico (una armonia stranissima che i musicisti a volte non capiscono) l’armonia che va appresso al significato e alla melodia che disegna le parole.
Questo mi ha insegnato.
I tuoi singoli più recenti hanno un sapore pop anni ’80. Cosa ti ha portato verso questa direzione sonora e come si lega al tuo percorso precedente?
Ma guarda credo il fatto di volermi divertire di più con i groove… Per ballarci sopra e sono arrivate le immagini di me che cantavo “cicale cicale” Di Eather Parisi.
Niente, questo… Era un pò di voglia di leggerezza…
Quando avevo 7-8 anni mi ricordo che ero ancora una… feliciona.
Stai già lavorando a un nuovo progetto discografico? Quali temi o sonorità senti di voler approfondire nei prossimi lavori?
Oltre alle risposte, ti chiedo d’inviarmi alcune tue foto da inserire poi nell’articolo.
Io so indie
Sono di nuovo indie
Ma nel senso che ho ricominciato a fare tutto da sola eheh.
Sono indie perché vogkio avere voce in capitolo.
Perché voglio essere tenuta in considerazione e non voglio essere messa da parte…
Quindi vado un po’ a rilento.
Allora sto ferma su quello che ancora deve uscire da qualche tempo…
Il progetto è di chiudere i singoli già usciti e sublimare il tutto con un vinile, che pare che qualcuno lo va pure trovando… Si chiamerà VOLEVO FARE LA BALLERINA
E poi, figurati, tengo altre Seicentocinquantamilatrentadue idee…
A capa mia va a vient
Poi… non so se hai sentito l’EP brasiliana live session… Forse avrà un sequel
Già ho dei complici
Poi vorrei fare un progetto tutto vocale e ho scritto già degli arrangiamenti…
Insomma, na cos a vot… Vediamo!























