Si chiamava Luce
quella che danzava tra le tende
prima che il fumo
divorasse il giorno.
Si chiamava Pane
il secondo,
con mani piccole
impastava il silenzio del mattino.
Poi venne Gioco,
che rideva con sassolini
senza sapere
che la terra li avrebbe chiesti indietro.
Il quarto, era Abbraccio,
mai sazio di madre,
mai stanco di fratelli.
Era Canto, il quinto,
voce leggera,
più leggera del boato.
Giustizia, il sesto,
giurava con occhi seri
che il bene avrebbe vinto.
Il settimo, Carezza,
curava le ginocchia
più che i soldati le frontiere.
Poi Domanda, l’ottavo,
che chiedeva “perché?”
senza mai ricevere risposta.
Il nono si chiamava Pace
come una profezia tradita,
scritta su muri
che ora non esistono più.
E ne resta
uno.
Respira per dieci.
Non piange.
Non urla.
Cammina.
Ha raccolto le loro voci
come semi nella polvere.
Non dirà odio,
né vendetta.
Dirà solo il suo nome:
Speranza.
























