Ormai lo sapeva: era una pecorella smarrita. Era troppo giovane per tenere il passo del gregge che quasi correva per seguire il pastore, ansioso di raggiungere la capanna e non perdere il grande evento. Così aveva rallentato e, infine, si era fermata. Doveva proprio riposare e quell’ulivo frondoso e antico in mezzo al nulla faceva proprio al caso suo; così si sdraiò e, senza dover contare le altre pecore del gregge, si addormentò. Ora dovete sapere che quell’ulivo non era un albero qualunque bensì un albero magico che raccoglieva tutte le coordinate del Tempo e, un po’ perché era la sua natura, un po’ per divertimento, le mischiava a suo piacere. E fu così che, sotto lo sguardo sbalordito della luna, che tutto vedeva senza però poter interferire -almeno non quella sera- l’anno 0 si incontrò con il futuro.
Tempi diversi nello stesso spazio: la terra di Betlemme, in Palestina. E fu così che sotto l’ulivo giunse un ragazzo, montando una vecchia bicicletta. Fece in tempo a schivare la pecorella che, indifferente continuava a . Negli occhi del ragazzo la polvere, il fuoco, gli spari, gli scoppi negli orecchi. Prima che la casa crollasse sua madre l’aveva spinto fuori, dicendogli: -Scappa, salvati almeno tu-. Appoggiata al muro trovò la bicicletta arruginita con cui suo padre andava a lavorare ma che quel mattino non aveva preso. La inforcò con le lacrime che gli bagnavano il viso cercando di vedere la strada ma senza una meta: ovunque purché lontano da lì, dalle urla di chi cadeva, dalle grida dei soldati. Nemmeno si voltò, non voleva vedere la bandiera con la stella a sei punte sventolare al posto di quella del suo paese.
Non voleva sapere che l’esercito israeliano aveva attaccato la basilica della Natività dove oltre duecento persone si erano rifugiate. Stava per sdraiarsi ormai esausto, accostandosi alla pecora che con la sua lana soffice l’avrebbe certo riscaldato, quando l’animale si svegliò e, come se la presenza lì del ragazzo fosse del tutto normale gli disse: – Senti, non so se sia stato un sogno o sia successo davvero ma tu puoi aiutarmi a capire. Ho sentito zoccoli di cavalli sulla strada e soldati armati che gridavano. Dovevano trovare il Bambino appena nato e ucciderlo. Così voleva Erode, il loro signore. Se non l’avessero trovato avrebbero dovuto uccidere tutti i bambini appena nati.-
Rinan, così si chiamava il ragazzo, ci pensò su e la storia gli sembrò proprio vera; sapeva, l’aveva visto con i propri occhi, che i soldati uccidevano senza pietà uomini, donne, vecchi, bambini. Si sentiva così giovane e inesperto; lui non aveva che i sassi per difendersi, come avrebbe potuto aiutare il Bambino e cambiare la Storia?
Ma la pecorella -che chiameremo Heba – lo incoraggiò: – Hai gambe robuste e un cavallo di ferro. Io ti salirò sulle spalle e ti proteggerò dal freddo della notte. Se anche la luna ci vorrà aiutare illuminando a noi il cammino e rifugiandosi dietro le nuvole per coprire la strada ai soldati, noi arriveremo per primi e avviseremo il Bambino e i suoi genitori che riusciranno a fuggire. – La luna strizzò un occhio e sparse su di loro tutto il suo chiarore e Rinan e Heba iniziarono il loro viaggio.
Sappiamo che qualcuno avvisò per tempo Maria e Giuseppe che riuscirono a portare Gesù in salvo in Egitto.
Ci piace pensare che anche tutti gli altri bambini palestinesi, di ieri e di oggi siano riusciti a salvarsi. Se così non è stato bisognerà continuare a pedalare. E che la Luna continui a illuminarci.























