CentodAutore: ragioni e autori di una collana di poesia - 4

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Sul finire del 2014 gli artisti visivi Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi hanno dato vita per le Edizioni Eureka dell’omonima associazione culturale, alla collana “CentodAutore”. Si tratta di pubblicazioni di poesia dell’area sperimentale di smilzi volumetti di una trentina di pagine in formato A6.

La scelta dei poeti pubblicati è ragionata in base alla qualità, meno per il nome dell’autore, il che rende l’operazione ancora più meritevole. Ogni volumetto è investito di una sorta di “opera unica” (numerate e firmate dall’autore) per via della personalizzazione della copertina, interventata da parte degli stessi, con tecnica e materiale a scelta. Piccoli gioielli di una collezione “ad arte”.

Fino ad oggi sono stati pubblicate dodici opere che qui presentiamo ricorrendo a stralci presi dalle varie prefazioni, corredate da un testo poetico.

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Parte da lontano Antonino Contiliano, poeta, filosofo e saggista, nato a Marsala (TP) nel 1942, con il suo OnDevaStar (2015), dalla lezione dei simbolisti e dei surrealisti, nonché da quella di un Edoardo Cacciatore prima maniera, di cui i versi della prima poesia, Spegnete quelle parole, ce la ricordano: «… risacca detriti immagini avariate… / eppure il giorno dura e si ripete… / nuda ebollizione d’insonnia all’alba…».

Già autore di una quindicina di volumi di poesia (Il flauto del fauno, 1981; Il profumo della terra, 1983); Gli albedi del sole, 1988; Exilul utopiei, 1990; L’utopia di Hannah Arendt, 1991; La contingenza. Lo stupore del tempo, 1995; Kairós desdichado, 1998; La Soglia dell’esilio, 2000; Terminali e Muquenti/paradossi, 2005; ’Elmotell blues, 2007; Tempo spaginato. Chi-asmo, 2007; Il tempo del poeta; 2009; Ero(s)diadeLa binaria dell’asiento, 2010; We are winning wing, 2012), dei quali l’ultimo, Futuro eretico (Fermenti, 2016), si comprende subito che lo scontro della poesia in Contiliano è con la parte peggiore della società in cui siamo costretti a vivere, pregnante di gesti e parole inutili, come le chat (spegnete quelle parole macina chat), la quiete del pensiero (la ferita e il corpo non danno quiete), gli show senza proposte e spesso rissosi (il tempo pieno è il vuoto e lo show), il ricorso al dejà-vu di un postmoderno pacifico e inespresso (e più del disincanto è il dejà-vu di spago), il gossip come forma narcisistica costruito ad hoc per un quarto d’ora di notorietà (Osip, occorre bruciare le radici al gossip). Infine, l’espandersi di una politica che non sa governare, della demenza di una società che non riesce più a contraddire l’inerzia in cui precipitata (è creazione priva di vita, è demenza) sono combattuti in Contiliano con la ripresa dell’antagonismo degli anni ’80 e ’90, con l’alternativa letteraria e il rilancio della teoria marxista, già proposto da Edoardo Sanguineti e Fausto Curi, per contrastare la liquidazione culturale messa in atto dal postmoderno e la sua proclamazione della fine della storia:

 

Patibolo globale

al mercato dei signori della guerra

una sentenza di morte collettiva

a giro dei muri della pace S.p.a.

e subprime di insicurezza quotidiana

condita con miele al napalm o

udite udite al bosforo bianco

e tante schegge di cluster bomb

con “taglia-margherite” o daisy

cutter per pizze e mut(-il-)azioni

 

exstraordinary rendention aerea

una riedizione della tortura, udite

l’umanità è in pericolo, il mattatoio

allora è in edizione ogni mattino

onnipresente maisma il terrorismo

dai, convinciti, veni vidi vici, ici

islamismo brucia e cinesismo

sono invisibili, la realtà è virtuale

il visuale ormai gode in paradiso

… (p. 16).

 

Proseguendo nella lettura di questi testi poetici, ci piace concludere con una affermazione di Stefano Lanuzza, prefatore del volumetto: «Variando fra tecniche sperimentali di scrittura e impegno sociopolitico, fra verso, pensiero e ideologia, tra guizzi furiosi di erotismo sliricizzato e amari abbandoni, Contiliano non si sottrae alla contraddizione tra l’essere poeta e, in termini non antagonistici, anche filosofo dedito a speculazioni marxiste e psicanalitiche». Non ci sono certezze nei versi di Contiliano, ma solo domande e dubbi in caduta libera.

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