CentodAutore: ragioni e autori di una collana di poesia - 8

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Sul finire del 2014 gli artisti visivi Rossana Bucci e Oronzo Liuzzi hanno dato vita per le Edizioni Eureka dell’omonima associazione culturale, alla collana “CentodAutore”. Si tratta di pubblicazioni di poesia dell’area sperimentale di smilzi volumetti di una trentina di pagine in formato A6.

La scelta dei poeti pubblicati è ragionata in base alla qualità, meno per il nome dell’autore, il che rende l’operazione ancora più meritevole. Ogni volumetto è investito di una sorta di “opera unica” (numerate e firmate dall’autore) per via della personalizzazione della copertina, interventata da parte degli stessi, con tecnica e materiale a scelta. Piccoli gioielli di una collezione “ad arte”.

Fino ad oggi sono stati pubblicate dodici opere che qui presentiamo ricorrendo a stralci presi dalle varie prefazioni, corredate da un testo poetico.

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In Alberto Vitacchio (Torino, 1942) la poesia è un mondo a 360°. Infatti spazia tra la poesia lineare, visuale e sonora da anni ormai. Le elaborazioni sonore di solito vengono utilizzate anche come basi per le sue performances che ha rappresentato in varie parti del mondo, eseguite di solito in collaborazione con Carla Bertola.

Come poeta lineare e visuale, Vitacchio ha collaborato a molte riviste ed è presente in antologie e cataloghi fin dagli anni ’70. Successivamente intraprende con Carla Bertola performances in varie città europee oltre che in Canada, Messico, Cuba, e Brasile. Nel 2010 è stato “Artist In Residence” al “Sirius Arts Centre” in Irlanda. Dal 1984 opera in campo visuale utilizzando una tecnica di strappo di colore da carta che ha chiamato “pulling up”, operando su carta e tela. Dagli stessi anni produce libri d’artista e partecipa a operazioni di Mail Art. Con Carla Bertola dirige dal 1978 la rivista internazionale multimediale Offerta Speciale avendo contatti con artisti di tutto il mondo e spesso viaggiando per partecipare a convegni o mostre internazionali. Collabora con la rivista australiana «Otoliths». Tra le antologie recenti si può consultare Poesia Totale (Mantova, 1998); A point of View Visual 90 (Russia, 1998); Libri d’Artista in Italia (Torino, 1999); International Artists’ Books (Ungheria, 2000).

Qui ci accingiamo a scoprire e a riscoprire il Vitacchio poeta lineare, discorrendo la raccolta Il torpore dei gradini (2017, pp. 30, nona pubblicazione delle Edizioni Eureka), che sussegue ad una serie di volumi di poesia pubblicati (Sette Movimenti e Quattordici Recitati; Paesaggio con Cesoie; Rivisitazioni; Partita Doppia; Landlassness, ripubblicato in inglese dalle Archae Editions di Richard Kostelanetz nel 2018).

La sua è una poesia diretta, immediata, che nasce solitamente prima dei suoi readings, dove quasi sempre propone suoi testi. Il suono è parte intrigante di questa poesia, affascinata dalle partiture di John Cage, creata da parole accorpate, se ne contano di diverse in questa raccolta (tappi conchiglia, bobine nibbio, foglio seppia, foglio carbone, bordi pagine, etc.), ma anche dal suono ripetitivo del frammento e dell’anafora:

 

per astio di attese
per negazioni inevitabili
per volersi voltare e chinarsi
per brama di vuoto
per contemplazione e riflessi
per prima
per allora
per vacuità magari
per assenza di specchi
per mancanza di vie sterrate
per negare il suono
per invidia del rimando
per affastellare per
per ragioni negate e trame
per rifiuto di segni
per voracità di assenza… (p. 22).

 

Un’invocazione alla scrittura che materializza per assonanze i fatti quotidiani nell’immaginazione di uno spazio e di un paesaggio mentali dal denso clamore. «Questa raccolta – ci dice l’autore nella nota introduttiva – o forse farei meglio a dire questo percorso od esplorazione, si ricollega ad un altro mio libro Paesaggio con cesoie. Anche allora la scrittura seguiva un paesaggio mentale, una casa vuota in una radura (tanto che avrei voluto aggiungere una sorta di mappa catastale) dove avvenivano testi congelati tra pareti e stanze ansiose di rivelarsi attraverso parole che suggerivano eventi e visitazioni […] Non saprei esattamente dire per quale ragione l’immaginare spazi e muovere chi scrive o lui che scrive mi attrae e provoca scritture che tendono ad intrecciarsi».

Il torpore dei gradini sia inteso come una stratificazione del linguaggio che si presenta sempre in salita, anche per un poeta con un’esperienza quasi cinquantennale come il Nostro, ma delinea anche uno sdoppiamento del proprio io permette di radunare le parole esistenti ma pensate altrove, nel riflesso dell’intuizione di possibili approdi. «È difficile parlare della propria scrittura dato che gli elementi in campo, i riferimenti, i legami sono parecchio intrecciati. Posso però dire che quando mi capita di fare un reading, quasi sempre propongo testi che scrivo al momento; avrei potuto usare la parola improvvisare ma ci tengo a sottolineare che si tratta invece di una scrittura diretta, immediata. Questo un poco spiega il mio procedere nel comporre testi di poesia lineare». Caratteri di un’esistenza on the road si nutrono di tematiche e suggestioni di un “vissuto”, anzi, di un’esperienza totale, simulando una rappresentazione dell’(in)esistente:

 

è la presenza di raggiri ferrosi
il vago profumo di nebbia
lattine decapitate tra i rovi
barlumi rossastri di tappiconchiglia
si potrebbe vagheggiare il mare
o soltanto sciabordii
voltarsi induce mutazioni di tono
rapide annotazioni
astutamente viscose su fogli cartagialla
raccolte negli angoli
resti di fuochi notturni
carte annerite e il barlume
di una forchetta dorata
barattoli spezzati
incutono timori di voci racchiuse
quasi debordanti
per inutilità di echi
è la presenza ruvida
di un astuccio di pelle rosata
a suggerire annotazioni a margine
per quanto (p. 5)
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