Le associazioni culturali a Napoli: "Mario Brancaccio"

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Dal 1990 opera a Napoli l’associazione culturale “Mario Brancaccio”, presieduta da Gaetano Brancaccio, che si occupa di restaurare e valorizzare il patrimonio culturale e monumentale di cui è piena la città partenopea. Il loro motto, L’amore è partecipazione: unisciti a noi per rendere più bella la nostra città, è tutto un programma. E dunque andiamo a conoscerlo più da vicino questo programma.
Con oltre 8.000 soci l’associazione, oltre ad essere un’aggregazione culturale, ha valorizzato alcuni monumenti del patrimonio artistico del territorio di Napoli, con interventi di restauri significativi su alcuni monumenti degradati o abbandonati all’oblio: la statua del “Corpo di Napoli”; la Fontana della Fortuna nel Cortile d’Onore di Palazzo Reale; la “Guglia dell’Immacolata” a Piazza del Gesù; la Fontana della Sirena a Piazza Sannazzaro; il Chiostro Grande e l’Aranceto nel complesso dei Girolamini, permettendo la riapertura della prima sala della omonima Biblioteca; il monumento Ai Martiri Napoletani di Piazza dei Martiri; l’Obelisco di Piazza Santa Maria degli Angeli; la ricostruzione e il restauro al gruppo scultoreo di “Partenope”, posto sul Teatro S. Carlo, con la completa ricostruzione.
L’associazione non si occupa solo di restauri. Con l’istituzione di una serie di premi, tra cui il Premio “ANICA Scuola “Soggetti per il Cinema”, e di proposte cinematografiche, lo scopo dell’associazione è quello di avvicinare quante più persone al cinema d’autore, con la presenza, negli anni, di personalità del mondo del cinema quali Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, Francesco Rosi, Alberto Sordi, Lina Wertmuller, ecc.   
Nel programma dell’associazione non mancano i convegni, i dibattiti, le conferenze sulle problematiche della città di Napoli. Ad esempio, è recente la denuncia sull’appalto di “Monumentando”, una serie di restauri (ben 27) complessi e articolati, affidati dal Comune ad una piccola impresa che aveva anche il compito di mappare i siti e di quantificare i costi, senza requisiti indispensabili per opere monumentali di valore assoluto, alla quale venne assegnato anche il compito della direzione dei lavori e del collaudo, senza la supervisione dell’Ente appaltante.

La ditta appaltatrice, a quanto pare, e come si evince dal loro sito web, si è solo occupata di vendere solo spazi pubblicitari, come denunciato dal presidente dell’associazione in una conferenza alla presenza di giornalisti e del consigliere comunale Gennaro Esposito, denuncia riportata in un articolo di Marisa la Penna su “Il Mattino.it” del 5 maggio 2016, il quale ha tenuto a sottolineare: «Quale conoscenza tecnica e quale garanzia può dare una società s.r.l. che si occupa di pubblicità, come si evince dal sito internet, che diviene assegnataria dell’appalto di comprendere la complessa problematica relativa a restauri di opere uniche al mondo? Quale garanzia può dare una s.r.l. di avere eseguito a perfetta regola d’arte le indagini conoscitive preliminari ai vari gradi di progettazione di restauri così delicati e complessi? Questa garanzia la può dare solo un’impresa iperspecializzata con categoria OG2 per la parte strutturale e OS2 per le superfici ornate e decorate della architettura, e cioè con comprovata esperienza nel campo del restauro monumentale, la sola in grado di poter eseguire a perfetta regola d’arte tutte le indagini conoscitive preliminari e poi a cascata tutte le progettazioni definitive ed esecutive».
E non è tutto. Ha aggiunto, infine che i nostri beni culturali «sono come il petrolio, una risorsa inesauribile e inestimabile per lo sviluppo e la crescita pulita di Napoli e del suo tessuto sociale. Beni culturali e monumenti sono il nostro oro nero che fa da traino ad un turismo sempre più indispensabile per garantire un futuro ai giovani ed anche ai non giovani della nostra città. Un postulato ormai generalmente riconosciuto valido per tutti. Eppure qui in città questo assunto è un po’ più valido per la società che gestisce l’appalto di Monumentando».
Le associazioni culturali servono anche a questo, a denunciare il malaffare o la pochezza negli interventi sociali e artistici. Solo che sono sempre di meno quelle che fanno la voce grossa, una voce, purtroppo, che arriva sorda nell’incapacità di chi è chiamato a gestire la vita e l’ambiente dei cittadini, e purtroppo destinata al silenzio.
 
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