In principio eri un fievole fuoco,
speranza di essere vivo,
la capocchia di zolfo, sfregata,
rispondeva presente al mio gioco
e la alimentavo d’istinto.
E vibravo al riverbero
d’una fragile brace,
di faville inondavi il mio pianto,
non conobbero gli altri che l’eco
ovattata d’un canto,
io sentivo di essere vivo.
Bastava quel poco di luce,
un esile lampo nel buio;
ma la luce svela le cose
anche quelle più schive,
a volte il silenzio è più mite:
ignorando si sopravvive…
ma bisogna alleviare le notti
anche quelle più nere
e tu questo compivi,
amica presente ad istanti,
a sorpresa i tuoi arrivi
e ferventi di vita impulsiva,
lunghe le ore di attesa e silenti.
Verità? troppo grandi parole?
No, non questo portavi, ma un gioco,
una fuga da gabbie d’inganno,
ore d’aria a sognare evasioni,
illusione di domare l’affanno.
Ogni voce era stata assegnata,
tutto è stato capito, da tempo,
ed il niente restante d’un uomo,
sola, tu l’hai riempito.
Il tuo dono? Una fede,
forgiata su altra opinione
che stilla negli occhi socchiusi
infinito e perdono.

30 Marzo 2025
Amica
Scritto da Leo Vale
In principio eri un fievole fuoco, speranza di essere vivo, la capocchia di zolfo, sfregata rispondeva presente al mio gioco
























