Sei bianca,
come un lenzuolo di lino,
ti adagi addosso,
tela d’agrumi amari.
Sei il gusto della notte
che resta in gola.
Eppure,
cerco di sopravvivere.
Non parlo
dei momenti ubriachi,
delle felicità a prestito.
Quando scivolo
tra le lenzuola
la mente non smette –
mi chiedo come sia
arrivato fin qui.
Nell’oscurità, a volte,
la mano cerca ancora
un fianco, un respiro,
ma stringe il nulla.
Le tre e trentacinque:
mi sveglio, vado in bagno.
Accendo un petardo
di cenere, un sorso
di whisky, poi rientro
nel buio.
Non smette mai,
nemmeno la domenica:
quella sensazione di cadere
senza toccare i rami.


























