Chiacchierando di Ulisse, delle traduzioni che più si avvicinano alla sua essenza, a ciò che rappresenta per tutti noi, uomini e donne: il desiderio di libertà. Continua il nostro viaggio con questo personaggio tra mito e realtà su Setteversi.
Viaggiare è perdere paesi (di Anna Fresu)
E tanti ne ho perduti
nel lungobreve cammino
della mia vita.
In ogni paese mi sono persa
e ritrovata scoprendo
di non essere una sola
di avere dentro infinite possibilità
di trasformare i limiti in nuova forza
di riconoscermi nell’altro
e nell’altro trovare me stessa
di essere mare e montagna
foresta e pietra dura
di assorbire profumi mescolando
elicriso e guaiava
nutrendomi di sapori e parole diverse
scambiando il mio Treighinu
col piccolo Mutipì
-entrambi portatori dell’astuzia dei deboli
di sentire la voce di mia nonna
in quella di Áida e nelle loro storie,
nell’emozione di un tango o di una marrabenta.
E al partire avere sempre, però, quell’amarezza
di non aver visto
di non aver fatto
di non aver capito.
E, sempre, ovunque,
la voglia di tornare.
Poesia di Rossana Rachele Medici
Sul divano verde scuro,
col gatto immaginario –
ed immaginato:
chartreuse, o verde mela? –
raccolgo polveri –
sbriciolate, le idee
tornano alla materia delle stelle
e alla distanza dal blu –
si viaggia così,
alla cieca,
senza una certezza di penelopità,
senza una tela affibbiata al telaio –
per terra, gomitoli e matasse
raccontano la dinamica del colore
oppure delle ore del silenzio –
intanto, un portento di sale muove,
dell’onda, il naturale andare
oltre la sponda, oltre la rena –
saranno le mie more brune quell’arena,
o un’isola d’arpie? –
della sirena colgo il canto, legato
al paso doble, al tango,
al ruscellare d’acque alte –
l’incanto dell’abisso
raccoglie piccole morti
in rosee conchiglie –
e tutte le meraviglie
condensano
nel soffitto viola
delle voglie accolte o tradite:
chiamatemi Ulisse.
Odissea* in una domenica d’agosto,
mentre le more dimenticano il rosso
*nome femminile
Nostos (di Mariella Ligorio)
Parlami ; in questa notte odo il richiamo
della tua voce che scardina il cuore
e mi riporta indietro a quell’ altare,
meraviglia scolpita nella pietra,
di marmo bianco, ora ingiallito al tempo
dei ricordi sull’altalena insieme .
La voce s’allontana e s’avvicina:
onde increspate ,piaghe tra le righe
di pagine strappate e mai riscritte,
suggello eterno di attimi ora al cielo.
Narra , o poeta ,il tuo ritorno ad Itaca .
Chi t’impedì sull’isola stregata
di fare rientro in patria?
A tuo vantaggio un dio nell’otre i venti
chiuse; dal sonno fosti colto ed avidi
i compagni ben presto ti tradirono .
La vita tua da naufrago dispera
nel mar d’inganni di un amor malato;
inganno estremo di un amore folle,
vissuto nei meandri di rancori,
ospite sordo in cui si cela il tarlo.
Se dentro al viaggio che conduce al bene
la miglior forza da esperienza è data,
come mendico , la via sua conosce
nel canto eterno in cui l’ amore è salvo.

























